Apd Pietro Micca promossa a pieni voti dopo l’attenta regia dello scorso fine settimana dedicato all’accoglienza in città del gruppo Unasci, del quale fa parte a pieno titolo con i suoi 120 anni in corso di celebrazione: «Biella è una garanzia, siamo tornati dopo dieci anni e ci siamo trovati benissimo, complimenti» certifica il presidente Bruno Gozzelino. I rappresentanti di sessanta associazioni dell’Unione Nazionale delle Società Centenarie hanno partecipato all’assemblea annuale, cogliendo l’occasione per visitare il Biellese ed apprezzandone «molto» i prodotti tipici.

Sport è salute, convegno Unasci

Convegno. Di particolare rilievo ed apprezzato dalla qualificata platea proveniente da tutta Italia, è stato il tempo dedicato al convegno sul tema “Sport è salute. Per saperne di più”, trattato sabato scorso dai relatori Giovanni Lorenzoni (nel video), medico anestesista e rianimatore dell’Asl di Biella e specializzato in agopuntura, che ha illustrato alla platea “Lo sport e la medicina tradizionale cinese”, e dal professor Luigi Casale, docente di scienze motorie e sportive, che ha relazionato sul “Progettare il movimento per i bambini, sportivi di domani”.

La medicina cinese nello sport

Partendo dalla millenaria tecnica della coppettazione, che Michael Phelps portò alla notorietà del grande pubblico alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016, fino all’utilizzo dell’agopuntura, il dottor Lorenzoni ha cercato con profitto di riassumere un tema vasto e antico, portando l’attenzione sul concetto di moderatezza, spesso sconosciuto alla marea umana di runners improvvisati, tanto di moda negli ultimi anni: «La medicina tradizionale cinese spesso è risolutiva, altre volte di grande sostegno ai trattamenti occidentali. Trova applicazioni mediche in varie discipline e disturbi e, ovviamente, nella medicina dello sport – ha detto Lorenzoni -. Va detto innanzitutto che la medicina tradizionale cinese punta soprattutto a migliorare la qualità di vita, cercando di prevenire la malattia trattando i disequilibri energetici che la anticipano. E’ dunque per definizione la medicina dell’equilibrio. Nei testi antichi è ricorrente l’uso della parola “moderato”. Moderata alimentazione, moderata attività mentale, moderata attività fisica, moderata attività sessuale, moderate emozioni. Tutti gli eccessi e tutti i difetti portano inesorabilmente a squilibri che, se non corretti, possono portare a malattia».

Ma cosa significa “moderato”

Interessante l’approfondimento che ne consegue: «Ma cosa significa “moderato” in ambito sportivo? – ha proseguito Lorenzoni -. Va sempre tutto relativizzato al singolo individuo: al suo stato di forma, alla sua costituzione, al suo allenamento. Non ci sono numeri che possono indicarci cosa significa “praticare attività fisica moderata”. Per qualcuno potrebbe essere camminare a passo svelto per qualche chilometro, per qualcun altro correre una maratona in tre ore. Il concetto tuttavia universale che deve essere considerato è che se praticando sport ci procuriamo frequenti infortuni o se anzichè metterci di buonumore ci crea ansia, insonnia, tristezza … beh, allora significa che nella nostra pratica sportiva c’è qualcosa che va cambiato».

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Bambini promessi campioni? Anche no

Bambini. E in un particolare contesto storico in cui lo sport agonistico in età giovanile è troppo spesso spinto oltre i limiti del buon senso, sia da tecnici sia da genitori in cerca del figlio campione, hanno fatto riflettere le considerazioni del professor Casale, anche delegato Coni di Torino, dettate da studi certificati in materia: «Si nasce campioni? La risposta più corretta è probabilmente che non è interessante saperlo, e lasciare che il talento faccia il proprio corso, senza essere forzato da allenamenti massacranti in giovane età – ha sintetizzato Casale -. Semplicisticamente si potrebbe sostenere che scoprire il talento di un bambino il più presto possibile, consentirebbe di indirizzarlo verso programmi di allenamento più specifici e individualizzati. Ma sono ormai numerosi i casi di promesse dello sport che non hanno mantenuto in brillanti risultati ottenuti in giovanissima età. É stato comprovato che la specializzazione precoce non è l’unico modello per formare competenze sportive e che anzi, la diversificazione iniziale può portare alla massima performance e fornire importanti benefici per continuare la pratica sportiva e la crescita personale. Lo sviluppo del talento nel periodo infantile – ha concluso Casale – doverebbe essere valutato tenendo in considerazione l’intero spettro delle attività di apprendimento consapevole, il gioco soprattutto e l’allenamento spontaneo, per crescere in modo consapevole e capire il contributo dei diversi contesti».

Il messaggio ai genitori che devono tutelare i figli

Fare sport da giovanissimi dovrebbe soprattutto educare a praticare sport tutta la vita, «con moderatezza» cit., per tenere lontane le malattie. Esasperare la pratica sportiva in giovane età, considerando pure che solo una infinitesima percentuale di giovanissimi arriva a livello top agonistico, ottiene il certificato risultato che appena in grado di affrancarsi dalle scelte dei genitori, il ragazzino che si è visto imporre allenamenti invasivi, di sport, non vuole più sentire parlare. Capito, genitori del “prossimo” CR7?
Gabriele Pinna

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