Francesco Montoro, l’imprenditore che era vicino all’ingresso nella Biellese, parla dopo l’affare sfumato. E annuncia: «Con lo sport biellese ho chiuso».

Francesco Montoro e l’affare sfumato

Il secondo tentativo di Francesco Montoro di affacciarsi al mondo del calcio biellese è andato a vuoto. Il vulcanico imprenditore che aveva legato fino a pochi mesi fa il nome della sua Eurotrend al basket, aveva manifestato l’intenzione di dare una mano alla causa della Biellese, per riportarla in alto. Ma qualcosa evidentemente è andato storto. E il diretto interessato l’ha saputo dai giornali, dopo che la società bianconera aveva diramato un comunicato con il quale da una parte si ringraziava l’imprenditore, dall’altra gli si dava fondamentamente il “ben servito” ancora prima di iniziare l’avventura.

Ecco le parole dell’imprenditore

Montoro, è la seconda volta che prova ad approcciarsi con la Biellese. Evidentemente è un matrimonio che “non s’ha da fare”…
«Molti tifosi, all’epoca di Tescari, ricordano solo la mia discesa in elicottero alla stadio La Marmora. Ma sono ingiusti. Ero pronto a contribuire fattivamente per il bene del calcio biellese. Poi ho visto come funzionavano le cose all’interno della società. Credo che la storia possa tranquillamente confermare che ci ho visto lungo in quell’occasione».

Ora, però, ci ha riprovato. Cosa non ha funzionato?
«Prima cosa, ho saputo dai giornali che alle persone che fanno parte della Biellese i miei soldi evidentemente non servono. Secondo, ho parlato con il vicepresidente Lino Riccelli, che, dopo le dimissioni del presidente, pensavo fosse il rappresentante ufficiale della società. Ora vengo a conoscenza che il cda, dove siedono persone che versano poche centinaia di euro, hanno deciso di non proseguire il discorso».

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Quando aveva intenzione di investire?
«La stessa cifra che mettevo in Pallacanestro Biella, 100mila euro».

E che ruolo voleva ricoprire?
«Ho chiesto per me la carica di amministratore delegato della società. Ruolo che, evidentemente, voleva ricoprire qualcun altro. Se fossi entrato nella società con un investimento consistente, di soldi veri, avrei voluto avere il controllo stretto sulla gestione societaria. Evidentemente questo aspetto ha spaventato qualcuno. E poi bisogna chiedersi se le cose funzionano veramente. Ci sono personaggi come Zamperone e Francisetti che se ne sono andati. Allo stadio ci vanno meno di 200 persone a domenica. Evidentemente non tutto funziona come dovrebbe».

Dunque il suo impegno a favore dello sport del territorio può considerarsi chiuso?
«Assolutamente sì. Ero pronto a versare 100mila euro per il calcio, mi è stato detto di no, ora aprirò un libretto di risparmio per il mio nipotino e ogni anno depositerò per il suo futuro questa cifra. Non ho più intenzione di lavorare per lo sport biellese, né tantomeno in questo territorio».

Come mai è finita l’avventura nel basket?
«Premetto che io detengo, insieme a mia figlia, ancora il 20 per cento delle quote e che continuerò ad acquistare gli abbonamenti, garantendo un diecimila euro all’anno circa di fondi. Continuerò a far parte del consiglio di amministrazione e mi farò sentire in sede di approvazione dei bilanci. Anche in Pallacanestro Biella, nel cda c’erano persone che non hanno versato un euro ma che sono sempre pronte a comandare. Dopo la famiglia Angelico credo di essere quello che ha investito di più negli ultimi anni. Era giunto il momento di dire basta».
Enzo Panelli