Brucia vederla sfuggire di mano così, dopo una partita giocata di squadra, tolto un primo quarto incerto (29-17) che ha finito per incidere sul risultato finale (77-73). L’Edilnol Biella perde un’altra partita in volata, la terza consecutiva, dopo aver vinto nello stesso contesto finale quella d’esordio a Rieti.

A Capo d’Orlando, coach Michele Carrea (con l’assistente Francesco Viola, nella foto Laura Malvarosa) ha incontrato la prima espulsione in carriera e a fine gara, dopo l’autocritica per gli errori commessi dai suoi giocatori ad inizio partita, ha commentato con pacatezza anche un arbitraggio che nello specifico ha invece deciso il risultato, togliendo dal campo coach e tre quinti dello starting five di Biella nell’ultimo quarto. Nota lieta, l’esordio da giocatore vero di Gianmarco Bertetti. Domenica si torna in casa, avversaria Treviglio.

Carrea commenta il terzo ko Edilnol

Nella conferenza stampa di fine partita coach Michele Carrea ha dapprima incentrato la propria analisi sulla prestazione della sua squadra: «Il nostro primo quarto è stato l’elemento tecnico di maggior rilievo nell’economia della gara. Penso che abbiamo sbagliato cose semplici per responsabilità individuali, perchè poi nel resto della partita non è cambiato niente dal punto di vista tattico nella gestione delle difese e dei punti di forza. Sapevamo di dover rischiare un po’ di più sui post up per non aprire al tiro da tre punti. Qundi la partita di Bruttini sopra le aspettative era da tenere in conto, ma i primi otto punti di Triche, per facilità, non dovevano essere concessi, a nessuno, tanto meno a un giocatore come lui. Questa era una partita in trasferta e dobbiamo essere coscienti delle difficoltà in questo momento della stagione, ma nel complesso la mia squadra ha giocato una partita solida, decisa da un finale punto a punto».

Arbitri? «Grosso dispiacere»

Coach Carrea commenta anche la prestazione della terna arbitrale composta da Ciaglia, Patti e Tarascio nel suo complesso: «C’è grosso dispiacere, la prima espulsione in carriera da parte mia, assolutamente non cercata, ma figlia di una visione del gioco e delle situazioni che assolutamente non condivido. Ma non voglio parlare di questa gara, voglio fare un discorso più in generale. In questa Lega ci sono dei protagonisti che rendono lo spettacolo godibile, e non parlo certo del coach Michele Carrea, ma parlo dei giocatori. Noi finiamo la partita con tre giocatori in panchina per falli (per contro il solo Laganà junior, per l’Orlandina, ndr), senza aver dato impressione di un’attitudine al fallo, di una ricerca del fallo sopra la media, nè  difendendo in campo aperto, qundi credo che qui ci sia evidentemente una lettura sbagliata della gara che toglie spettacolo e credo anche un pezzettino di soddisfazione all’Orlandina che vince con merito, ma giocando un finale contro un quintetto di giocatori scelto dalla gestione dei falli. Con tutta la fiducia che possiamo avere nelle seconde linee, le scelte di gioco sarebbero state altre. Analizzeremo questi 15 falli di giocatori di quintetto, se saranno falli evidenti in una gestione arbitrale con metro sensato dovremo correggere il nostro atteggiamento in campo. Se non fosse così, sarebbe un dispiacere per chi ha pagato il biglietto e per chi fa questo mestiere dedicando tempo, energia e professionalità».

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Errori (di tutti) e designazioni

A margine, appare lampante che alcuni fischi siano stati assolutamente fuori luogo, totalemente avulsi dallo spirito della partita e del gioco. Con ciò, dando sempre per scontata la buona fede, occorre serenamente accettare gli errori arbitrali che su un parquet vanno di pari passo con quelli commesi da giocatori e allenatori. Occorre piuttosto fare qualcosa di concreto per agevolare e sostenere un ricambio generazionale della classe arbitrale che senza tema di smentita è quella meno al passo con l’evoluzione tecnica del basket italiano. Ultima postilla, due arbitri su tre di Siracusa, facenti parte di una terna della partita Capo d’Orlando-Biella, non sono la più brillante delle designazioni, sia consentito almeno rimarcarlo.

Gabriele Pinna