La strada comunale sterrata e piena di buche grandi così che introduce alla Cittadella del Rugby in via Salvo d’Acquisto, a Biella, è in clamorosa antitesi rispetto allo sfavillante centro sportivo, a tutto tondo, che si presenta pochi metri dopo nella sua bicromia gialloverde. Opera ormai quasi compiuta che il Biella Rugby Club ha voluto fortemente costruire negli anni, con l’indispensabile aiuto delle varie amministrazioni comunali che, burocrazia canaglia, hanno fatto spesso quello che hanno potuto, giungendo comunque al risultato finale.

Biella Rugby pronto a ripartire

Un ritocchino in asfalto sarebbe la ciliegina sulla torta, le candeline sono state «la tribuna più bella che ho visto, bisogna darne atto al Comune, mentre sulla strada non dipende da noi, però…».
Parole diplomatiche quelle del giovane direttore sportivo e giocatore Corrado Musso, il quale sorride, non si sbilancia, forte e orgoglioso di una realtà che vede il suo Club della palla ovale a 15 tra i meglio strutturati d’Italia, nonostante la prima squadra sia appena arrivata in Serie A, che è di fatto il secondo torneo nazionale dopo il Top 12, che da ottobre assegnerà il novantesimo scudetto.

Nonostante sia una caldissima mattina di metà agosto, la Cittadella è viva: sul campo sintetico c’è addirittura la stella della squadra, il centro inglese Sam Evans che prova calci in mezzo ai pali come se non ci fosse un domani. Pare che a Biella abbia trovato anche l’amore, per cui anche ad agosto l’aria del Mucrone è meglio di quella della sua Londra. Nel mentre, anche coach Aldo Birchall, un altro inglese del Club, abituato tradizionalmente ad accogliere neozelandesi, passa per un veloce saluto e va, così la chiacchierata con la figura emergente del Club, classe 1993, figlio del presidente Vittorio e fratello dell’ormai ex giocatore e prossimo team manager Filippo, può iniziare all’ombra del dehors antistante la Club House.

Corrado, il gioco comincia a farsi duro, direttore sportivo e giocatore in Serie A, c’è tempo per altro?
«Certo, da ottobre inizierò a lavorare nell’azienda di famiglia, la Meter, a Torino, con papà Vittorio e mio fratello Filippo. In famiglia abbiamo pensato che il Club avesse bisogno di una figura a tempo pieno per fare il salto di qualità nella sua organizzazione. Ci siamo così dati due anni, e ora siamo molto soddisfatti di quello che vediamo tutti i giorni. Ogni settore funziona a regime e crediamo che sarà sufficiente una divisione dei vari compiti affinché tutto proceda per il meglio. Dunque inizierò a lavorare, mentre per me giocare sarà sempre più difficile purtroppo».

Poco tempo per allenarsi?
«Macché, gioco da apertura o centro: ho davanti Evans in un ruolo e nell’altro siamo in dodicimila a giocarcela. Purtroppo la natura non è stata generosa con noi Musso… Diciamo che sono un po’ lento. Nonostante il nostro preparatore scozzese Fraser Murray faccia di tutto per velocizzarmi. Mi sa che che farò parecchia panchina perché la squadra è più forte della scorsa stagione. Oltre a quelli alle recinzioni dell’impianto, abbiamo in programma qualche ritocco alle panchine, mi assicurerò che siano comode…».

Se le cose andranno bene, sarà l’unico panchinaro ad essere davvero felice, avendo costruito la squadra…
«Sicuramente, avremo un grande obiettivo sulle spalle dopo la prima salvezza in A dell’anno scorso, ma l’organico c’è, siamo pronti. Partiremo da Milano che secondo me è la squadra più forte del campionato, subito un bel test. Lunedì prossimo inizierà la preparazione, dopo il lavoro già fatto tra giugno e luglio, lavoreremo sei settimane per presentarci pronti al campionato».

Obiettivo dichiarato?
«La salvezza nel tempo più breve possibile. Siamo riusciti a confermare gran parte della squadra, rinforzandola dove era necessario, ci sarà competizione in ogni ruolo. Questa conoscenza reciproca maturata la scorsa stagione dovrà essere, almeno inizialmente un punto di forza da sfruttare».

Campagna acquisti con diverse prese di qualità e conferme importanti, come funziona la scelta dei giocatori?
«Coach Birchall e lo staff tecnico sono il punto di riferimento, con i contatti e l’esperienza di Aldo, che io non ho ancora per scegliere in autonomia giocatori adatti ad un certo allenatore. Poi la collaborazione di Marco Porrino è ulteriormente elemento importante. Io poi conduco le trattative per gli ingaggi. Diciamo che questo centro sportivo e la nostra organizzazione interna cominciano a farsi conoscere in tutta Italia, in più abbiamo la carta di poter offrire un lavoro a molti giocatori».

Come funziona?
«Da qualche anno diverse aziende sul territorio, che ci appoggiano anche come preziosi sponsor, si offrono anche di assumere i giocatori che provengono da fuori Biella, ovviamente se hanno i requisiti necessari. É una formula che piace ai giocatori, a noi e alle aziende. I patti sono chiari: il lavoro viene prima del rugby. Chi non rende sul lavoro, con noi ha chiuso. Con questo metodo, abbiamo ingaggiato giocatori altrimenti fuori dalla portata. Approfitto per segnalare che se c’è qualche giocatore di rugby bravo in campo informatico, la richiesta sul mercato è alta, purtroppo non siamo riusciti ancora a trovare un rugbysta forte, abile con i computer».

Una delle vostre forze sono i giovani cresciuti in gialloverde. Una curiosità: ora che i professionisti sono entrati in squadra e chi è di Biella non percepisce rimborsi, come riuscite a mantenere l’equilibrio in spogliatoio? Gli allenamenti sono uguali per tutti…
«Verissimo. Infatti ai nostri giovani e giocatori va il nostro grazie, ma credo che lo facciano perché sanno benissimo quali siano i nostri valori e siano soprattutto contenti di vivere in questa grande famiglia che chiede loro molto, ma offre anche molto nella vita di tutti i giorni. Il nostro settore giovanile è importante come la prima squadra, e qui di nuovo corre l’obbligo di citare Marco Porrino che ha saputo creare uno staff di allenatori di alto livello che poi insegnano ai nostri giovani e nelle scuole. Anche i nostri giocatori sono impegnati nelle scuole, altro fiore all’occhiello del Club. Chi gioca nel Biella Rugby sa che una grande mano va data anche per allenare e crescere i più giovani o gli alunni».

Il reclutamento giovanile come procede?
«Molto bene, ogni anno abbiamo molti nuovi ragazzi. Purtroppo il dato negativo generalizzato, non solo nel rugby, è che verso i 14 anni si registrano troppi abbandoni. Quando ci si approccia alla scuola superiore, l’idea di doversi impegnare di più sui libri viene associata al fatto che fare sport sia una perdita di tempo. Un’assurdità. Fare sport è fondamentale come studiare, invece».

Che rapporto c’è con il papà presidente Vittorio?
«Grazie a lui, io e Filippo ci siamo innamorati del rugby. Diciamo che il 90% dei nostri discorsi quotidiani riguarda il Biella Rugby, questo fa capire che legame ci sia con questo Club che è una vera e propria famiglia».
Gabriele Pinna

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