La scrittrice  Silvia Avallone  sta scrivendo. L’autrice biellese, che per Rizzoli ha firmato i successi “Acciaio”, “Marina Bellezza” e “Da dove la vita è perfetta”, lo racconta dal suo profilo Facebook ai lettori: in questi giorni, è Imperia a offrirle ispirazioni, scorci, incroci di sguardi. Un’estate di riposo con marito e bambina, la sua, condita però da un pensiero ricorrente e un po’ testardo: dare vita a un nuovo romanzo. “Tornare è una delle mie passioni. Solo che quest’estate, a differenza dell’anno scorso, me li sono portati dietro: i personaggi, la storia, e anche il computer. Voglio camminare ogni giorno sulla scogliera fino al faro, o su al Parasio, o lungo la passeggiata degli innamorati, finché non trovo la parola esatta, la scena, la chiave. Finché un volto che passa, due ragazzi nascosti, due amiche anziane, una spedizione scalza di bambini, non mi rivelano un dettaglio inaspettato”.  A raccontarlo, a Eco di Biella,  è proprio Silvia Avallone, che a fine agosto – confida – coniugherà il verbo “tornare” al “tempo Biellese”.

Come sta trascorrendo questa estate 2019?
«La mia estate è sempre stata un’estate un po’ raminga. Sono stata in Riviera romagnola, vicina alla città nella quale vivo, Bologna; sono tornata in Toscana, che è parte di me e della mia adolescenza; adesso, mi trovo in vacanza in Liguria, la meta delle mie vacanze di famiglia, e a fine agosto sarò a Biella. Mi piace far visitare a mia figlia i luoghi dei miei inizi, la Valle Cervo, Oropa, Graglia. L’estate, per me, è sempre stata questo: tornare nei miei luoghi».

Un’estate, però, all’insegna del lavoro. La sua nuova storia a che punto è?
«Non è all’inizio, posso dire che ci sono dentro, pienamente. E non posso interrompere, non posso voltare le spalle ai miei personaggi; altrimenti, si offendono e diventa poi più difficile decifrarli. Il romanzo, in fondo, è una creatura viva; quindi, mi ritaglio delle ore ogni giorno per prendermi cura di questo “figlio di carta e di parole”, che è la mia stanza privata, il mio lavoro e la mia passione».

Di cosa ha bisogno, in questo momento, per scrivere?
«Di silenzio, di assoluta clausura. Qui, in Liguria, ho scelto una stanza che si affaccia sull’interno, separata dal “mondo estivo”. Scelgo angoli senza clamore e mi piace il vento che viene dal mare. Poi, tappi nelle orecchie e un’assoluta solitudine. Tutto questo per concentrarmi sul mondo che va inventato, a cui penso anche quando sono al mare o mentre gioco con mia figlia, che è sempre in sottofondo».

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Azzardiamo: quando potrebbe uscire in libreria il suo nuovo romanzo?
«Questa è una dura lotta con il mio editore (ndr. scherza). Il nostro è un rapporto forte di fiducia e di amicizia, ma non posso pensare a logiche che non riguardano la scrittura. Il tempo dell’editoria e del mercato non è il tempo di una storia. In fondo, alla radice della scrittura c’è la libertà. E, poi, sono la prima lettrice di me stessa, pretendo di scrivere al meglio che posso. Attorno a me ho anche lettori pazienti, sento la loro attesa, bella, comprensiva, e questa è una coccola per me».

Qualcuno di sua fiducia sta leggendo le bozze, in questo periodo?
«Con il mio editore, Michele Rossi, mi confronto e gli faccio leggere alcuni passaggi. In generale, tengo il mio lavoro per me, perché è ancora una fase delicata, di gestazione: spesso, alcuni capitoli mandano in crisi o non hai ancora capito le ombre nell’anima dei personaggi. La storia deve concludersi, e solo allora la “consegnerò” ai lettori della casa editrice, a mia mamma che è da sempre la mia prima lettrice, e poi ad amici scrittori e amiche scrittrici, con i quali tengo un dialogo importante. Chiederò loro una critica spietata, perché l’importante, a quel punto, sarà la storia».

Tra le colleghe scrittrici di questa “condivisione di inediti” c’è Chiara Gamberale, è così?
«Certo, Chiara Gamberale, Rosella Postorino, Teresa Ciabatti. Con loro mi incontro, ci scriviamo. Siamo tutte diverse per genere di libri, come scrittura, come persone, ma il dialogo tra di noi è infinitamente prezioso. Non si scrive senza interrogare gli altri, d’altronde».

Una soddisfazione particolare, questa estate 2019, gliel’ha data l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, che le ha conferito, per la prima volta, l’onorificenza da ex alunna “Medaglia Petrarca” per le “Arts and Humanities”. Cos’ha provato?
«Vede, all’Università tu decidi chi vuoi essere, sperimenti l’età adulta, desideri magari un destino diverso da quello che sembra ovvio per te. Io lì ho fatto la mia scelta, studiare Filosofia e Lettere. Questo riconoscimento è stato come tornare a casa, abbracciare la ragazzina che, nel 2003, è partita un po’ spaventata alla volta di Bologna. Mi sono sentita in pace con me stessa».

Giovanna Boglietti

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