La triplice mostra “Il Rinascimento a Biella – Sebastiano Ferrero e i suoi figli” (nelle sedi di Palazzo Ferrero, Palazzo La Marmora e Museo del Territorio) chiuderà domenica dopo quasi cinque mesi, ma oggi, giorno di Ferragosto sarà aperta in via straordinaria.

Omaggio al suo personaggio più illustre dell’epoca: Sebastiano Ferrero

Non c’è epoca che regali tante sensazioni di pienezza e bellezza come il Rinascimento: i ritratti sempre più intensi ed espressivi, i paesaggi via via più realistici, le architetture lineari ma permeate di un’armonia perfetta, le sculture spesso sconvolgenti nella loro espressività e passionalità.  A questo periodo d’oro delle arti, Biella ha dedicato la mostra con l’intento di omaggiare un suo personaggio illustre, Sebastiano Ferrero e la sua famiglia, ma anche di far risaltare le diverse e importanti opere di questo periodo presenti in città, nel suo Museo del Territorio o attualmente conservate altrove ma comunque legate ad essa. «Non è una mostra facile, con un percorso lineare e cronologico – aveva avvertito il curatore Mauro Natale il giorno dell’inaugurazione – ma è segmentata e allusiva. Si tratta comunque di un’affascinante finestra sul Rinascimento e dell’approfondimento su una figura internazionale, quella di Sebastiano Ferrero, esempio virtuoso per la città di Biella».

Il Trittico con la leonardesca Vergine delle rocce

Al Museo del Territorio sono sempre stati esposti alcuni pezzi rinascimentali importanti, come la Madonna in trono fra i santi di Defendente Ferrari, o, più di recente, la copia della leonardesca Vergine delle rocce di Bernardino de Conti che la realizzò proprio per Sebastiano Ferrero. Diciamo quindi che il clou della sezione museale è proprio in quest’ultima opera, a cui sono state aggiunte le ante laterali a formare un sontuoso trittico, ricomposto così per la prima volta dopo 500 anni. Risale al 1508, anno in cui la celebre tavola leonardesca venne staccata dall’altare della Confraternita dell’Immacolata Concezione in San Francesco Grande a Milano, e copiata fin nei minimi particolari, persino nel tipo di supporto. Le due ante vennero invece realizzate qualche anno più tardi, nel 1517, con le figure ritratte nelle loro funzioni di quel periodo. Sulla tavola destra compare Sebastiano Ferrero, vestito di scuro con le ampie maniche rosse, assieme al figlio Goffredo e in secondo piano San Cristoforo. Sulla tavola sinistra, invece, davanti ad un san Sebastiano trafitto dalle frecce, sono ritratti tre alti prelati, anch’essi figli di Sebastiano Ferrero: Agostino, vescovo di Vercelli, Giovanni Stefano, vescovo e cardinale, e Bonifacio che resse le diocesi di Vercelli e Ivrea. Sul retro, quando il trittico rimane chiuso, si possono vedere raffigurati i membri laici della famiglia: Besso II, conte di Candelo, e Giovanni Andrea, cavaliere gerosolimitano (indossa infatti la tunica dell’Ordine e la spada) e sullo sfondo la Madonna; nell’altra anta ci sono invece il nipote Filiberto e i figli Carlo e Antonio, entrambi morti in battaglia, con sullo sfondo un angelo annunciatore.  Qualcuno manca, però, e sono le donne. Rigorosamente assenti, infatti, tutte le figure femminili della famiglia, comprese le quattro figlie.

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L’Adorazione del Bambino del Ferrari e la Madonna del Lanino

Ma la mostra riserva, oltre all’importante trittico, altre interessanti sorprese: c’è una splendente Adorazione del Bambino di Defendente Ferrari proveniente dall’Accademia Albertina di Torino, due deliziose tavole di Pseudo Giovenone prestate dall’accademia Carrara di Bergamo (San Bonaventura nello studio, e San Bonaventura docente), la Madonna con Bambino e Santi di Bernardino Lanino, proveniente dal Museo Borgogna di Vercelli, e una ricca pinacoteca proveniente dalla collezione di Giuseppe Masserano.
Affascinanti i primi esempi di ritratti ad opera di Bernardino de Conti, Charles II Chaumont d’Amboise in prestito dalla Pinacoteca di Varallo, e quello del generale Gian Giacomo Trivulzio, da collezione privata, descritto con particolare dovizia da Mauro Natale: «Privo di ogni decorazione militare, severamente afflitto nella sua mantella nera. Forse un abito vedovile che il generale indossa in seguito alla morte del figlio avvenuta proprio in casa di Sebastiano Ferrero, a Torino».
E poi gli oggetti preziosi: dal museo del Tesoro di Vercelli provengono la Croce processionale in argento parzialmente dorato, il Pastorale e una piccola urna. Un’altra Croce processionale in legno, argento e cristallo di rocca è visibile al piano terra, in una seconda sezione della mostra che dovrebbe essere la partenza del percorso museale: in ampie bacheche, sono in mostra la celebre incisione della Bugella civitas del 1682 conservata nella Biblioteca civica, ma anche la piantina della Chiesa di Santo Stefano (di cui è rimasto oggi solo il campanile accanto al Duomo), il piano regolatore della città e i suoi perimetri, i 4 dossali del coro ligneo di Baldino da Surso (provenienti da Palazzo Madama a Torino), paliotti, piviali e pianete religiose riccamente ricamate con filo d’oro. Per terminare con le splendide, piccole vetrate a piombo, colorate a grisaille Fuga in Egitto e Adorazione dei Magi del ginevrino Pietro Vaser, destinate alla cappella interna del castello di Issogne, in valle d’Aosta: in esse si respira già un’aria nordica che sarà di preludio all’arte fiamminga.

Dove e come fino a domenica

Info: “Il Rinascimento a Biella”: a Palazzo Ferrero e Palazzo La Marmora venerdì 15-19, sabato e domenica 10-19, apertura straordinaria: oggi, giovedì 15 agosto, 10-19; Museo del Territorio Biellese: sabato 15-18,30, giovedì, venerdì e domenica 10-12,30, 15-18,30, apertura straordinaria: giovedì 15 agosto 15-18,30; ultima visita guidata venerdì 16 agosto ore 15 partendo da Palazzo Ferrero: 388-5647455; ingresso: intero tre sedi 10 euro, ridotto 8 euro, www.ilrinascimentoabiella.it

Luisa Benedetti

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