Locanda della Galleria Rosazza, mostra per i 120 anni. Le mostre fotografiche documentali sulla Galleria Rosazza e la locanda e sui valligiani nel mondo sono aperte fino al 26 agosto da martedì a domenica ore 10-12 e ore 16-18,30. ingresso libero, www.casamuseo-altavalledelcervo.it Domani, sabato 18 agosto, ore 15.30, visita guidata da Gianni Valz Blin.

Locanda della Galleria Rosazza, mostra per i 120 anni

SAN GIOVANNI D’ANDORNO. Sono amore per la propria terra, orgoglio della riscoperta delle proprie radici e tanto lavoro di ricerca e di documentazione, nelle mostre che fino al 26 agosto sono visitabili presso i locali adiacenti al Santuario di San Giovanni d’Andorno.
La prima mostra dedicata ai “120 anni della Locanda della Galleria Rosazza”, racconta con moltissimi documenti originali dell’epoca, la maggior parte inediti e provenienti dall’archivio della famiglia del senatore Federico Rosazza, ora custoditi nell’archivio della Fondazione Piacenza, la storia complessa e controversa della strada che collega due Santuari biellesi.
Da una parte San Giovanni, dall’altra Oropa, tra tornanti, cascate, paesaggi mozzafiato, slavine, manufatti di pregio, il pellegrino ha modo di salire dalla vallata del Cervo fino ai monti, transitare attraverso la galleria e poi ridiscendere verso un’altra amatissima valle caratterizzata dalla inconfondibile cupola e dal grande complesso mariano.

La storia di quella mulattiera

La mostra è dedicata al visitatore che voglia capire la storia di quella mulattiera larga due metri e lunga millecento, ideata da Battista Rosazza Bertina, e voluta da Federico Rosazza che per questo suo impegno si beccò ostilità, critiche e diffidenza da parte di istituzioni e popolazione. Siamo alla fine dell’Ottocento e sembra che i soldi per completare l’opera non bastino mai. Stessa condizione economica sopportata dai suoi eredi che dovevano curarne l’onerosa manutenzione. E a metà strada, prima dell’imbocco della galleria, viene costruita la Locanda della Galleria Rosazza, già allora meta di pellegrini e rifugio nonché ristoro in caso di maltempo. Quante volte, infatti, nel corso del Novecento la strada richiese interventi straordinari per continuare ad essere praticabile, visti i danni continui dovuti a slavine, frane, cedimenti, erosione. Nel 1927 un Comitato d’onore formato da nomi altisonanti, i più in vista del Biellese, diedero il via ad una raccolta fondi che alla fine permise di utilizzare la consistente cifra di 27mila lire. La storia si ripeterà anche dopo il passaggio della strada dagli eredi Rosazza a San Giovanni d’Andorno. Persino l’Aci di Biella nel 1953 raccoglierà fondi per sistemare la strada, che per gran tratto insiste sul territorio della vallata del Cervo. Neppure il Consorzio prealpino stradale biellese, che avrebbe voluto congiungere questo tratto con la strada che da Bielmonte avrebbe portato fino ad Andrate, riuscì nel suo intento. E i valligiani ci rimisero 25mila lire per niente!

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Finalmente nel 1958 la strada passò alla Provincia di Vercelli, lasciandosi alle spalle un’alluvione di documenti che ancor oggi testimoniano le difficoltà economiche insite nella storia di questa strada che porta alla locanda. Che viene raccontata con mano poetica da Giuliano Basiglio del Fotoclub Biella. Montando 215 foto, ha illustrato in un video che viene proiettato all’interno dei locali della mostra, la bellezza della strada e l’originalità della locanda che è rimasta così com’era stata costruita all’epoca. Ci sarebbe da dare una rinfrescata alla facciata (arriverà un contributo della Fondazione Crb?), ma comunque commuovono quei gradini di pietra, gli scorci stupendi che in tutte le stagioni si vedono dalle camere con 10 posti letto, ancora la pietra trattata con acido nitrico per ottenere il chiaro-scuro, l’agnello voluto dal Giuseppe Maffei di Graglia e la rosa simbolo di Federico Rosazza, i mosaici tratti dalla scuola di Ravenna, e ancora la bella torretta, ultimo manufatto prima di arrivare alla galleria, costruita con mirabile ingegno in sienite.

Per finire, ecco la galleria, scavata nella roccia, con i suoi 355 metri di lunghezza. In attesa di vedere tutto ciò anche in tv, a ‘Geo&geo’, per far conoscere a tutti quanto è bella anche questa parte di Biellese.

C’è anche Valligiani nel mondo

La seconda mostra fotografica a San Giovanni d’Andorno è “Valligiani nel mondo – Storie di emigrazione dall’Alta Valle del Cervo”, allestita e curata dalla Casa Museo dell’Alta Valle del Cervo. Propone scatti effettuati in luoghi lontanissimi dalla Bürsch: ritraggono i valligiani al lavoro o in momenti di festa. È un viaggio alla scoperta dell’ingegno e delle abilità proprie del luogo, passando per cantieri, piazze e villaggi di mezzo mondo.
Per ricordare la capacità imprenditoriale degli avi che hanno saputo affrontare ogni genere di sacrifici, lontano da casa, dove le mogli allevavano i figli e curavano i campi avari di cibo, in una sala il visitatore risale indietro negli anni e si felicita per il successo che questi costruttori nati ebbero in tutti i continenti.
L’iniziativa rappresenta un modo per ringraziare i valligiani emigrati. Hanno tenuto alto il nome dell’Italia, senza mai dimenticare la loro terra.
Mariella Debernardi