Il Futurismo “sbarca” a Biella.  L’evento principe dell’autunno d’arte biellese sarà “100%Italia – cent’anni di capolavori”, un reportage d’arte “segnato” da tre grandi guerre che hanno mutato il mondo e la sua percezione. La preview inaugurale ad inviti è domani, martedì 18, alle ore 17 a Palazzo Gromo Losa, l’apertura al pubblico (compresa la sezione al Museo del Territorio) e, contemporaneamente, in altre cinque sedi piemontesi a Torino e a Vercelli, sarà venerdì 21.

Un viaggio nella genialità italiana che parte da Biella

Si tratta di un viaggio accurato nella creatività e nella genialità italiana da sempre “cartina al tornasole” dello stato dell’arte. «I nostri artisti – spiegano i promotori dell’evento ideato e coordinato da Andrea Busto direttore del Museo Fico di Torino – hanno saputo, come nessun altro, entrare in contatto con movimenti internazionali e istanze non provinciali, hanno saputo rielaborare la nostra cultura attraverso altre culture, restando permeabili e nello stesso tempo autonomi».  Il progetto di “100%Italia” si muove su più livelli. Il primo è lineare e cronologico: le oltre 630 opere si susseguono, anno dopo anno, in un continuum percettivo senza soluzione di continuità. Il secondo è quello dei movimenti che maggiormente hanno influenzato il nostro gusto e le estetiche mondiali. Il terzo è un progetto didattico e divulgativo per chi volesse approfondire in modo unitario percorsi e storie legate all’arte.
Ogni sezione è illustrata attraverso saggi che prendono in esame i maggiori movimenti italiani. Documenti che, col catalogo, costituiscono un testo fondamentale per comprendere la nostra storia, il nostro passato e il nostro futuro.

630 opere in mostra, sette sedi, due a Biella: 100 opere

 

Umberto Boccioni, Gli Uomini, 1910
Umberto Boccioni, Gli Uomini, 1910
Athos Casarini, Dinamismo di metropoli, 1912
Athos Casarini, Dinamismo di metropoli, 1912
Leonardo Dudreville, Al caffè, 1917
Leonardo Dudreville, Al caffè, 1917

In mostra nelle 7 sedi 630 capolavori (100 solo nelle due sedi biellesi) che solitamente vengono conservati in collezioni private e che difficilmente vengono esposti pubblicamente. A Biella, a Palazzo Gromo Losa e al Museo del Territorio ha inizio questo itinerario d’arte a cavallo della prima guerra mondiale e che si inoltra all’alba della seconda, fra Futurismo e Secondo Futurismo (lo storico dell’arte che documenta il periodo è Luigi Sansone). Al Gromo Losa avremo – fra gli altri – “Gli Uomini” di Umberto Boccioni, i disegni per “La Voce” di Carlo Carrà, i “Balfiori” di Giacomo Balla, il dinamismo espresso dalla metropoli di Athos Casarini o il caffè di Leonardo Dudreville, alcuni disegni di Boccioni, Marinetti, Sironi, Bucci, Sant’Elia, Russolo, Erba, eseguiti nell’autunno 1915, tutte opere e artisti che identificano un momento importante della società nel quale la critica futurista è rivoluzionaria nei modi e nei temi. Si parla di quegli anni che si chiudono con Filippo Tommaso Marinetti che, nel 1937, buttando una folgorante sciabolata nel grigio scenario culturale del Premio Biella alla sua seconda edizione, cui deve dare lustro come membro della giuria insieme a tipi del calibro di Indro Montanelli, Ugo Betti, Vittorio Sella e Beppe Mongilardi, in una composizione di “acrostico concettuale” intitola “I telai di Biella mi ispirano”: un «nazional-futuristico componimento – scriverà Marco Neiretti in un saggio per l’Istituto storico della resistenza del dicembre 1996 – che addita mete, traccia solchi, indica scadenze, e termina con la constatazione che “stravince oggi l’estetica della macchina”, esortando: “Biella sarà la biella della nuova letteratura dei tecnicismi”».

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Al Museo del Territorio il Secondo Futurismo

Fortunato Depero, Pietre alpestri, 1934

 

Cesare Andreoni, Metropoli, 1928

E, invece, al Museo del Territorio, avremo opere del Secondo Futurismo, quello ispirato nel 1929 dal Manifesto dell’Aeropittura firmato, tra gli altri da Depero, di cui potremo vedere “Le pietre alpestri” del 1934. Fra gli altri artisti, qui in mostra, Alessandro Bruschetti con “Il fulmine” del 1932, la “Metropoli” di Cesare Andreone di fine anni Venti, la “Fuga in altezza” di Mino Delle Site del 1934 e il “Superamento” di Tullio Crali. M anche “Elementi in volo” (1927) di Mino Rosso, “Marinetti elettrico” (1932) di Paolo Federico Garretto, “Acrobazie aeree” (1929) di Giulio D’Anna.

Il percorso poi si sposta a Vercelli e a Torino

Il percorso, poi, si snoda altrove e si allunga fino al terzo millennio passando per la Metafisica di De Chirico, il Realismo Magico di Rosai, i movimenti astrattisti, la Pop Art, l’Arte povera di Germano Celant e Michelangelo Pistoletto, il Minimalismo e l’Arte concettuale, la Transavanguardia e la svolta internazionale in un tempo in cui l’ideologia prende il definitivo sopravvento sulla razionalità e sulla tolleranza reciproca, «attuando in concreto – spiegano i curatori – le distruzioni simboliche immaginate dai Futuristi».
Info: da venerdì 21 settembre a domenica 10 febbraio 2019, mercoledì, giovedì e venerdì 14,30-19, sabato e domenica 11-19, ingresso 10 euro, www.museofico.it/centopercentoitalia
Roberto Azzoni