Ha portato la fisarmonica nei teatri di tutta Europa, valorizzandola e contribuendo ad emanciparla dall’originario ambito popolare. È uno dei primi fisarmonicisti specializzati nell’esecuzione del repertorio barocco e classico. Il maestro è Giorgio Dellarole, cresciuto a Sandigliano, ora affermato fisarmonicista e docente al conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, che tornerà “al paese” (stasera, sabato 22 dicembre ore 21, ingresso libero) per esibirsi nel nuovissimo polivalente comunale in un concerto di Natale che avrà come tema le “Danze antiche e moderne”. L’abbiamo intervistato.

“Provo grande gioia a suonare per i biellesi”

Maestro, che cosa prova a salire sul palco di un teatro di paese dopo aver lavorato in contesti internazionali?
«Una grande gioia prima di tutto perché si tratta di un ritorno a casa dopo un lungo percorso lontano dal Biellese e qualche brivido dovuto alla presenza di tanti amici che non mi ascoltano da tempo».

Quali brani si ascolteranno? C’è un filo conduttore nel programma?
«Si tratterà di brani legati alla danza, partendo da una suite di danze di epoca barocca, che si adatta molto bene alla fisarmonica, per arrivare al Tango di Piazzolla rivisitato da Richard Galliano. Ho pensato ad un programma più leggero di quelli che eseguo abitualmente, visto il contesto natalizio, ma ho voluto inserire un’intera Suite settecentesca per presentare quello che sarà probabilmente l’argomento della mia prossima incisione. Ho, infatti, intenzione di registrare l’integrale delle Suite francesi di J.S. Bach, dopo aver dedicato due cd al coetaneo Domenico Scarlatti».

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Nel Biellese manca un liceo musicale, ma alcune amministrazioni comunali, tra cui quella di Sandigliano, propongono corsi di musica e progetti musicali per studenti, tenuti da professionisti oltre l’orario scolastico. Pensa che sia un buon inizio per avvicinare i giovanissimi alla cultura musicale?
«È un ottimo inizio e qualsiasi iniziativa che diffonda la musica tra i giovani (e non solo: perché non pensare anche ad ascolti guidati aperti a tutti?) è benvenuta. Purtroppo in Italia manca una diffusione capillare della musica, che si ottiene solo con la sua valorizzazione nelle scuole di ogni ordine e grado e con la definizione di un percorso chiaro e strutturato per coloro che vogliono approfondire l’argomento fino a farne la propria occupazione principale. Sono sempre felice di viaggiare all’estero (nelle ultime settimane ho visitato Germania e Polonia), ma è spesso un’esperienza frustrante scoprire quanto sia definito e organizzato, se paragonato al nostro, il percorso formativo di un musicista nella maggior parte dei paesi europei».

B.L.