Era il 1958 quando sulla cima del colle Burcina vennero casualmente alla luce le tracce di un villaggio protostorico. Ora, esattamente sessant’anni dopo, prendono finalmente il via gli scavi archeologici che potrebbero portare a ritrovamenti di grande interesse.

Si scavano le ‘trincee’

Si tratta di un primo sondaggio volto a verificare il potenziale archeologico dell’area: una serie di trincee, a partire dai punti in cui vennero ritrovati i reperti, metteranno alla luce eventuali ‘anomalie’ del terreno, ossia segnali della presenza di strati interessanti. In questo caso, sarà possibile chiedere ulteriori finanziamenti per effettuare uno scavo vero e proprio.

Una delle 'trincee' scavate sulla sommità della Burcina
Una delle ‘trincee’ scavate sulla sommità della Burcina

Alla ricerca del villaggio perduto della Burcina

C’è infatti probabilmente la nostra storia più remota sepolta lassù, in cima alla Burcina, proprio dove svettavano le antenne finalmente rimosse qualche tempo fa. I reperti rinvenuti sessant’anni fa, durante i lavori per la costruzione della strada, fanno ipotizzare che –  tra l’Età del bronzo e l’Età del ferro – ci sia stato sulla sommità del colle un vero e proprio insediamento, durato secoli. Dopo il VI secolo a.C., l’abitato fu probabilmente abbandonato e l’area fu utilizzata come necropoli, come testimonierebbe la misteriosa ‘tomba del guerriero’, contenente tra l’altro la splendida ‘brocca a becco’, di produzione etrusca. Eppure, dopo quei primi ritrovamenti così promettenti (ora conservati al Museo del Territorio Biellese) più nessuno aveva ripreso le ricerche, fino agli scavi archeologici che hanno preso il via mercoledì scorso.

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Gli scavi finanziati da Fondazione CRB

L’attuale esplorazione, fortemente voluta dall’Ente di gestione del parco e resa possibile da un piccolo finanziamento di seimila euro della Fondazione CRB, viene realizzata dall’impresa vercellese Bona – specializzata da oltre 150 anni nel restauro di monumenti e in scavi archeologici stratigrafici – ed è diretta dall’archeologo Francesco Rubat Borel, della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio. A breve si saprà se esistono chances di ritrovare tracce di quello che potrebbe essere il villaggio ‘capostipite’ del Biellese.

 

Simona Perolo

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