Partenza in grande stile, giovedì scorso a Palazzo Gromo Losa, per la candidatura di Biella a Città Creativa Unesco. Dopo l’affollatissima presentazione ufficiale del mattino, nel pomeriggio si è svolta una fase più operativa, riservata agli addetti ai lavori: un workshop tecnico, in cui la squadra che sta lavorando al dossier ha reso note le prime ipotesi di lavoro, confrontandosi con rappresentanti di alcune città già inserite nel circuito.

Il brainstorming degli 'addetti ai lavori'
Il brainstorming degli ‘addetti ai lavori’

L’assessora Parigi: “Dalla Regione appoggio totale”

A introdurre i lavori Antonella Parigi, Assessora piemontese alla Cultura, che ha assicurato da parte della Regione un “appoggio totale” a questa candidatura, nella convinzione che la cultura – intesa in senso ampio, che abbraccia anche il ‘saper fare’, includendo enogastronomia, agricoltura, artigianato – rappresenti un asset fondamentale, seppure poco valorizzato, capace di far muovere l’economia di un territorio. E ha sottolineato come la candidatura Unesco rappresenti un valore di per sé, perché innesca, come sta accadendo a Biella, un processo di attivazione, capace di convogliare le energie presenti sul territorio verso un obiettivo.

I consigli delle Città Creative

È seguito un brainstorming per mettere a fuoco le caratteristiche che il progetto di candidatura deve avere per essere accolto e, soprattutto, per portare benefici concreti al territorio. Deve in primis concentrarsi su un obiettivo ben definito, evitando il rischio di disperdersi in mille rivoli, come suggerisce l’esperienza di Torino – Città Creativa del Design, in virtù della sua tradizione di progettazione nel settore automotive – che ha scelto di focalizzarsi sul ‘design dei servizi’, indirizzando i progetti verso un modello di ‘città accessibile’.
Deve partire da un punto di forza esistente, come Alba, Città Creativa della Gastronomia, che ha valorizzato la tradizione vitivinicola e la gastronomia legata al tartufo: i benefici, in termini di visibilità e immagine, sono stati evidenti, anche perché si sono intrecciati con un altro riconoscimento Unesco per il territorio, quello dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe e Roero.
E anche puntare su ‘buone pratiche durevoli’, come ha fatto Milano, Città Creativa della letteratura per la sua tradizione di attività economiche legate all’editoria e alla stampa: i progetti presentati, oltre ad eventi di richiamo come Book City, si sono concentrati ad esempio su piccole azioni pratiche per allargare la platea di lettori alle periferie e alle fasce sociali più marginali.

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“Serve un progetto coraggioso e visionario”

Azioni mirate, concrete, economicamente sostenibili, dunque. Ma questo non significa ‘volare basso’. Come ha puntualizzato Antonella Parigi, “una candidatura non deve limitarsi a rispecchiare l’esistente. Al contrario, occorre un progetto che, pur partendo dalla realtà, sia coraggioso, visionario e durevole, che sappia cogliere l’opportunità per trasformare il territorio. Le idee possono cambiare i luoghi, ma purtroppo ce ne sono in giro poche. Quando ci sono, e sono buone, i soldi poi si trovano”.

Simona Perolo

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