Solo il 39% delle imprese piemontesi esporta: una percentuale che deve essere comunque valutata alla luce del fatto che il Piemonte resta la quarta regione esportatrice italiana, con una quota del 10,5% dell’export nazionale. E a livello territoriale i tessuti produttivi più orientati ai mercati esteri sono quelli del Vco e di Torino, quelli con la propensione più bassa sono Vercelli e Biella.

Le aziende che esportano di più sono quelle grandi

I dati arrivano dalla rilevazione Unioncamere Piemonte, condotta su un campione di 1.245 imprese manifatturiere piemontesi (85.700 addetti e un valore di circa 54 miliardi di euro di fatturato). Dalla rilevazione emerge anche che la vocazione all’export sale in alcuni settori, raggiungendo l’80% nei mezzi di trasporto, il 70% nelle imprese della chimica, gomma, plastica e il 64% nella imprese meccaniche. L’incidenza più bassa appartiene alle aziende della filiera del legno. La propensione all’esportazione si differenzia anche per dimensione aziendale: il 97% delle aziende di grandi dimensioni esporta, contro un 30% delle microimprese. Tra i fattori principali che hanno portato le imprese manifatturiere piemontesi a intraprendere l’avventura dei mercati esteri vi è, al primo posto, la crescita della domanda al di fuori dei confini italiani (61,2%). Al secondo posto si colloca la politica di diversificazione del rischio (27,1%), seguita dalla saturazione delle domanda interna al nostro Paese (22,8%).

I problemi:  barriere doganali e logistiche e risorse finanziarie insufficienti

Le aziende intervistate collocano al primo posto tra i fattori di competitività sui mercati esteri la qualità dei prodotti piemontesi (69,9%), la capacità di personalizzazione del prodotto e delle soluzioni (48,5%), il prezzo (34,1%), i tempi di consegna (29,2%), l’estetica e il design (17,6%), i contenuti tecnologici (11,5% . Per le imprese esportatrici, le difficoltà da superare sono, invece, le barriere doganali e logistiche, insieme alle risorse finanziarie insufficienti e agli ostacoli burocratici interni. Per il prossimo triennio, il 43% delle imprese già esportatrici incrementerà le attività estere contro un 1,6% che ha in programma di diminuirle.