Riunione a Biella per l’associazione Ccmi, il Cashmere and Camel Hair Manifactures.

Da 35 anni rappresenta in tutto il mondo gli interessi dei produttori di pelo di cammello e cashmere

Si è svolta nei giorni scorsi a Biella, capitale internazionale della lana e del cashmere, l’incontro del Ccmi, il Cashmere and Camel Hair Manifactures, organizzazione industriale internazionale che da 35 anni rappresenta in tutto il mondo gli interessi dei produttori di pelo di cammello, cashmere, lana fine, filati, indumenti e tessuti (nella foto, i rappresentanti della delegazione in visita nel Biellese). Scopo dell’associazione è promuovere l’etichettatura corretta dei prodotti tessili incoraggiando l’applicazione degli standard nazionali e internazionali che regolino l’etichettatura di capi e tessuti di pura lana, cashmere, pelo di cammello.

Focus sulla trasparenza per il consumatore

«I recenti fatti di cronaca che hanno visto il cashmere al centro di una truffa milionaria – dice Fabio Garzena, presidente dell’associazione – hanno riportato alla ribalta l’importanza dell’autenticità dei capi che indossiamo, una questione di trasparenza nei confronti del consumatore, da un lato, ma anche di correttezza per i produttori che da secoli lavorano con maestria le fibre naturali pregiate. Ecco perché l’attività del Ccmi è sempre più importante dal punto di vista della tutela del consumatore e della promozione della tracciabilità dell’eccellenza».

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Un’associazione che monitora il mercato internazionale

Una delle principali attività del Ccmi è il monitoraggio del mercato internazionale alla ricerca di capi etichettati indebitamente quali contenenti cashmere ed in lana “Super S”. Quando trova un prodotto etichettato in maniera scorretta, l’Istituto informa il rivenditore e, se necessario, intraprende azioni legali per proteggere i consumatori e la reputazione di queste fibre. Ccmi inoltre supporta i laboratori di analisi tessile in tutto il mondo, aiutandoli a migliorare le loro capacità di verifica delle fibre animali, conducendo annualmente una verifica internazionale inter laboratorio. Inoltre può fornire ai laboratori una collezioni di campioni di fibre animali. Infine Ccmi sostiene anche gli istituti di ricerca nello sviluppo di nuove tecnologie di identificazione delle fibre animali, ad esempio, tecnologie d’avanguardia come l’analisi proteomica e l’analisi del Dna. L’Istituto organizza i simposi e incoraggia l’interazione tra laboratori. «La trasparenza nei confronti del consumatore è un’esigenza prioritaria, che sta crescendo negli anni – aggiunge il presidente Garzena -. Sta infatti aumentando la consapevolezza da parte di chi acquista un capo di abbigliamento, di chi vuole fare una scelta informata che tenga conto della sostenibilità e dei valori che stanno dietro ad un prodotto: tutti elementi che da sempre rappresentano il valore aggiunto del tessile italiano e biellese in particolare».

G.O.