Si è presentato alla vigilia delle ferie a piedi all’ingresso del lanificio, giù da via Cernaia: “Sono il nuovo amministratore delegato”, ha detto. Una modalità inattesa e che, di bocca in bocca, ha fatto il giro dell’azienda: “E’ uno normale”. L’attesa era molta, il chiacchiericcio anche, dopo la cessione da parte della famiglia Cerruti, annunciata venerdì 6 luglio, dell’80% del capitale del gruppo al fondo Njord Partner, basato a Londra. Paolo Torello Viera, 56 anni, biellese purosangue, con famiglia e lavoro a New York, sarà il nuovo capo di uno dei brand storici biellesi, col compito di rilanciarlo. «Ma potrò farlo solo con l’aiuto del “Signor Nino”», dice.

“Mio nonno era il direttore di una Pettinatura”

Paolo Torello Viera
Paolo Torello Viera

Torello Viera tiene casa da sempre in centro Biella, il nonno era direttore della Pettinatura di Romagnano Sesia, il padre commerciante di materie prime e fra i suoi clienti c’era proprio Cerruti. E per lui lana e tessuti sono stati il pane quotidiano, come per tanti biellesi. Dopo un’esperienza importante di 15 anni con Zegna, culminata con incarichi in USA, il manager ne ha avute molte altre sempre in territorio americano: prima come vicepresidente del retail Brioni, poi ad del brand Samuelsohn basato in Canada, proseguendo come Ceo di BVM USA e, nell’ultimo anno, con Pal Zileri. «Certo, tutte attività importanti – confida al telefono da New York -, ma sempre alla guida di filiali. Questa è una sfida molto più significativa e globale per me al timone del Gruppo Cerruti alla quale sono stato chiamato dal board del Fondo Njord».

L’incontro con il “Signor Nino”

La prima cosa che ha fatto Torello Viera è stata l’incontro con Nino Cerruti, che resta il presidente del Gruppo con una partecipazione famigliare del 20%. «“Ora che dovremo lavorare insieme le spiace se ci diamo del tu?”, mi ha chiesto. E io, tra l’imbarazzato e l’emozionato, gli ho detto sì – racconta Torello -. Per me è un ritorno a casa che corona una carriera: un marchio importante, un uomo che è un mito per la mia generazione, tutte le condizioni per far bene in un mondo del manifatturiero difficile, ma che, soprattutto nel tessile, dopo la scrematura della crisi, offre grande spazio di manovra per crescere e fare bene per chi lavora bene».
Torello Viera “detta” le tre condizioni che l’hanno convinto ad accettare quella che definisce «una grandissima opportunità». Eccole: «Il Fondo Njord, determinato ad investire; il “Signor Nino”, la cui storia rappresenta una radice fondamentale per il futuro: la mia esperienza internazionale ventennale del valle della filiera da mettere in gioco. Poi, sarà il mercato a decidere».

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Torello Viera prepara il piano industriale

Cerruti è un gruppo con 350 addetti, 60 milioni di fatturato, la sede produttiva a Biella, filiali a Hong Kong e Giappone, e una rete di outlet di cui sette in Italia e uno in Svizzera. Dopo la sofferta ristrutturazione di un anno fa, che ha sacrificato 62 lavoratori, oggi il nuovo ad deve occuparsi del piano industriale atteso dal mercato, dalle maestranze e dai sindacati. «Il nostro obiettivo – dice Torello – è quello di ridare forza al mito Cerruti rappresentato dal “Signor Nino”, rendendolo funzionale e modellato al 2020. Il piano industriale? Ci sarà. Tre i punti nodali: le risorse del territorio, il made in Italy declinato come made in Biella e qualità all’ennesima potenza».

“A Biella tornare a investire sui giovani”

In questi giorni, come tutti, il lanificio più antico ancora in funzione in città è sostanzialmente in ferie. Torello Viera è rientrato in famiglia in New Jersey. «Sarò in ufficio presto e continuo a ripetermi che questa del ritorno a Biella è una bella occasione e anche un caso del destino. Il “Signor Nino” mi ha raccontato quando mio nonno Giovanni fu per lui, ventenne catapultato in azienda, un buon insegnante. Oggi ho l’occasione per essere ripagato con la stessa moneta. E questa è una sfida che mi appassiona, così come sono convinto che a Biella bisogna tornare a investire sui giovani e lo si potrà fare a patto che tutti si remi nella stessa direzione…».
Roberto Azzoni