Dopo la corsa, il tessile riprende fiato

Il 2019? Prudente. Variabili come il caro materie prime, le tensioni internazionali e il neoprotezionismo concorrono a configurare uno scenario nel quale il tessile-abbigliamento made in Italy potrebbe rallentare la sua corsa. Ancora troppo presto, comunque, per sciogliere una prognosi chiara. I tessitori, per ora, stanno ancora incassando i risultati della passata stagione, come nel caso di Lanificio Subalpino. «Per noi, la stagione scorsa ha visto un incremento intorno al +10% – spiega Nicolò Zumaglini, uno dei titolari -. Sul 2019, prevalgono incertezze tanto sul fronte internazionale quanto su quello interno dove andrebbe forse recuperata la direzione di politica industriale di attenzione al settore».

Corsi e ricorsi

Sembra quasi scomodare Vico e la teoria dei corsi e ricorsi storici, Massimo Angelico, guardando all’anno appena concluso e a quello che si è aperto. «Il tessile classicamente conosce queste oscillazioni, oggi rese più repentine dal fragile contesto internazionale – dice Massimo Angelico -. Detto questo, però, è anche vero che il tessile biellese, con il suo incredibile patrimonio di know how storico, ha sempre saputo uscire rafforzato da questi cicli e trovare nelle difficoltà uno stimolo per rafforzarsi e aprirsi al nuovo». Per Diego Broglia (Lanificio Campore), il momento attuale appare caratterizzato dal rischio di un calo dei consumi legato da un lato a una saturazione e, dall’altro, ai prezzi. «Il notevole rincaro delle materie prime – dice Broglia – diventa sempre più difficile da trasferire sui listini dei tessuti. Se è vero che chi fa produzioni di nicchia risente meno, è contestualmente vero che il buyer, sempre più spesso di fronte a certi prezzi, chiede un prodotto con varianti rispetto a quello proposto, costringendo l’azienda a rimettere mano alle collezioni. L’altro rischio per il settore è quello della scomparsa di certe figure professionali: oserei dire che, per un settore a alto tasso di artigianalità come il nostro, questo è un problema ancora maggiore di certe variabili macro che, peraltro, sfuggono alla nostra possibilità di governo».

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Contesto

Per Luca Trabaldo Togna, alla guida dell’omonimo lanificio che dal 1840 fa eccellenza tessile, il possibile rallentamento previsto nel 2019 non deve eccessivamente preoccupare. «Ci sono fattori che inducono a prospettare una decelerazione del ritmo di marcia – dice l’imprenditore -. Tuttavia, dobbiamo contestualizzare questa previsione dentro un quadro preciso: veniamo da un 2018 che è stato per molti aspetti da record. Semmai, si dovrebbe richiamare l’attenzione sul fatto che il mercato interno assorbe sempre meno prodotto: le aziende del settore sono sempre più export oriented. Ciò è una cosa buona sotto il profilo della internazionalizzazione, ma pone il problema dell’urgenza di una nuova politica industriale che sappia rilanciare seriamente anche i consumi interni». La necessità di contestualizzare le previsioni di un momento di riflessione per il settore sono fatte proprie anche da Paolo Ferla del Lanificio Egidio Ferla. «Si viene da anni positivi, soprattutto il 2018 – dice Ferla -. E’ vero che nell’ultima parte dell’anno scorso si è assistito a un rallentamento, ma mi pare che il fenomeno sia sotto controllo. A livello “macro”, il tema del rincaro delle materie prime e quello dei dazi pesano molto, come molto pesano anche le incertezze di politica monetaria da parte delle banche centrali. Il picco è alle spalle, certo, ma questo rallentamento mi pare del tutto normale. Direi che avrei pensato potesse verificarsi già prima».

Giovanni Orso