Per Coldiretti Biella l’inasprimento danneggia l’economia risicola del territorio.

Coldiretti Vercelli-Biella dice no a un’imposta più pesante

Coldiretti Vercelli-Biella scende in campo contro il rischio dell’aumento dell’Iva. Secondo l’associazione, un inasprimento dell’imposta finirebbe per frustrare la piccola ripresa nella spesa delle famiglie in alimentari e bevande. Esso si riverbererebbe significativamente anche sull’economia risicola delle due province. «Va assolutamente evitata questa azione che sarebbe un duro colpo per la spesa delle famiglie dei nostri territori» dice Paolo Dellarole (in foto), presidente di Coldiretti Vercelli-Biella. L’inasprimento, come sottolinea sempre Coldiretti, andrebbe a colpire materie prime come il nostro riso.

L’aumento inciderebbe sulla spesa alimentare

Per Coldiretti Vercelli-Biella, l’aumento dell’Iva frustrerebbe la piccola ripresa dei consumi in alimentari e bevande. Coldiretti sottolinea, infatti, che il nostro riso (oltre che carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero) sarebbe sottoposto a un’aliquota al 10%. Una sorte che riguarderebbe anche carne, pesce, yogurt, uova, miele e zucchero. Vino e birra sarebbero colpiti da un’alòiquota 22%. Tutti prodotti rappresentano componenti importanti nei consumi delle famiglie. Il tutto, in un momento in cui la spesa delle famiglie in alimenti e bevande, nel 2017, dopo cinque anni di valori negativi, ha invertito la tendenza e ha fatto segnare un balzo record del 3,2%, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea.

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Rischio di minor attenzione sulla qualità

«Il settore alimentare – conclude il presidente di Coldiretti Vercelli-Biella – è determinante per sostenere la ripresa economica del nostro Paese. In Piemonte, la spesa media mensile è, infatti, di circa 2.600 euro. Di questi, circa il 20% è destinato ai prodotti alimentari e alle  bevande analcoliche. Si tratta di una spesa superata solo da quella per l’abitazione che raggiunge il 32%. Il rischio è che i consumatori, facciano scelte di acquisto badando più al prezzo che alla qualità dei prodotti andando ad indebolire così l’economia del made in Italy e di tutto il comparto agroalimentare piemontese».

Giovanni Orso