Tempio crematorio, la Procura rifiuta il patteggiamento. Rinvio per colpa di un difetto di notifica. Sit-in dei familiari.

Tempio crematorio

E’ stata rinviata al 7 febbraio per quello che in gergo è noto come difetto di notifica al difensore di Marco Ravetti (non ha in pratica ricevuto nei tempi utili l’avviso), l’udienza preliminare per la tranche principale del processo per lo scandalo del forno crematorio di Biella che vede come imputati i fratelli Alessandro e, appunto, Marco Ravetti, difesi rispettivamente dagli avvocati Marco Bozzalla e Massimo Pozzo. La difesa ha così preso ulteriore tempo per cercare di accordarsi eventualmente con la Procura per un patteggiamento dei due principali imputati che potrebbe attestarsi intorno ai tre anni e mezzo di reclusione, con l’affidamento in prova ai servizi sociali e quindi senza rischio di carcere.

No al patteggiamento

Per il momento è stata fumata nera da parte del procuratore capo, Teresa Angela Camelio, che rappresenta in prima persona l’accusa, forte del materiale probatorio di un’inchiesta da incorniciare, coordinata in prima persona dallo stesso Procuratore e condotta dai carabinieri della Sezione di Poizia giudiziaria guidati dal luogotenente Tindaro Gullo. Tra le prove vi sono anche foto e filmati girati sia da un dipendente della Socrebi, la società che gestiva il forno crematorio, sia dagli stessi carabinieri che avevano avuto modo di piazzare delle microcamere all’interno e all’esterno della struttura che sorge in un’area del cimitero cittadino. Vi sono poi le confessioni dei dipendenti di Socrebi e dell’impresa funebre Ravetti, che hanno già tutti patteggiato pene inferiori ai due anni di reclusione con la condizionale, compreso il capostipite Roberto Ravetti. Una totale ammissione, inoltre, l’aveva fatta lo stesso amministratore della società, Alessandro Ravetti.

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Il sit-in

Ieri mattina l’udienza è durata circa un’ora, tempo per il giudice Anna Ferretti di identificare le parti presenti e di accogliere la richiesta di rinvio da parte del pool di difensori dei due imputati. Presente, davanti a Palazzo di giustizia, un piccolo sit-in di una decina di parenti delle vittime.

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