Preso il piromane della Bergadano: lo ha fatto per vendetta.

Preso il piromane della Bergadano

In corso in Procura a Biella la conferenza stampa congiunta del procuratore Camelio con il nucleo investigativo dei carabinieri coordinato dal tenente colonnello Colazzo. L’incendio che ha distrutto la ditta Bergadano nei mesi scorsi è stato opera di un disoccupato biellese G.M. di 60 anni, ex dipendente della Sudwolle Group Italia di Gaglianico.

Lo ha fatto per vendetta

Proprio il mancato rinnovo del contratto da impiegato avrebbe indotto l’uomo ad appiccare il fuoco, alle due di notte, su dei manufatti in plastica. Il fuoco si è poi però esteso alla ditta a fianco, la Bergadano, provocando milioni di danni, mentre ammonterebbero a circa 100mila euro quelli provocati alla SudWolle.

Bravi i carabinieri

L’uomo, che dal giorno del mancato rinnovo del contratto non aveva più trovato lavoro, è stato interrogato sabato alle 15 in Procura dallo stesso procuratore capo, Teresa Angela Camelio, al tenente colonnello Massimo Colazzo del Nucleo investigativo, e davanti al luogotenente Antonio Franco, comandante a Candelo, competente per territorio, che ha condotto le prime e decisive indagini che hanno poi consentito di raggiungere il clamoroso sviluppo.

Il Procuratore si è complimentato

Il Procuratore ha avuto modo di complimentarsi con i carabinieri per l’ottimo lavoro svolto. Come ha spiegato il colonnello Colazzo, l’indagine è stata particolarmente difficile e ha avuto lungo il suo percorso la collaborazione dei Vigili del fuoco (che hanno individuato il punto esatto in cui è stato appiccato il gigantesco rogo), del laboratorio specifico dei carabinieri del Ris di Parma che hanno analizzato le immagini inviate dai colleghi di Biella e hanno così individuato la marca dell’auto utilizzata da chi aveva appiccato l’incendio, nonché dell’Arpa.

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L’auto? Una Mercedes

I carabinieri sono partiti da 184 Mercedes riprese dalle telecamre da Gaglianico fino in Valsesia da una parte e fino al Canavese dall’altra, per risalire ad appena quattro modelli. Grazie agli esperti del Ris che hanno “ripulito” ed esaltato alcuni frammenti di immagine ripresi da una telecamera presente nei pressi della Bergadano, gli investigatori sono riusciti a isolare un numero della targa della Mercedes del piromane. E alla fine, per esclusione, sono arrivati al disoccupato, che vive solo e che avrebbe maturato il proposito per vendicarsi del mancato rinnovo del contratto alla SudWolle, dove, peraltro – interpellati dai carabinieri – i responsabili della società hanno spiegato di non aver mai avuto problemi con l’impiegato, solo che non avevano potuto riassumerlo per motivi di opportunità.

Ha ammesso

Quando il principale sospettato è stato convocato al comando provinciale dell’Arma e in seguito in Procura, i carabinieri avevano già in mano una serie di indizi che – a detta del colonnello Colazzo – avrebbero inchiodato l’uomo alle sue responsabilità. Oltre al percorso effettuato con la macchina, i militari hanno tracciato il telefono cellualre del piromane e hanno quindi scoperto dove l’indagato si trovava al momento del rogo, tra le 2 e le 3 della notte tra il 12 e il 13 agosto scorsi. Sottoposto al fuoco di fila delle domande, l’indagato ha alla fine ammesso ogni cosa.

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