Poliziotti vincono la gara contro il tempo e salvano una donna.

Eroi in divisa

Hanno strappato una persona dalle mani della morte. Proprio così, letteralmente. Nella corsa contro il tempo, sono arrivati prima della terribile figura che brandisce una falce. Ma Non chiamateli eroi. Vi risponderebbero che, in realtà, hanno fatto solo il loro lavoro, quello per il quale sono pagati. Eppure viene difficile non pensare a quel termine, a quella parolina magica che riempie d’orgoglio a pronunciarla e a riceverla: eroe.

Chi sono

Sono quattro poliziotti della Squadra mobile, abituati a indagini difficili, gli eroi che nei giorni scorsi sono riusciti a tempo di record – grazie alla caparbietà e alla professionalità che ha fatto loro comprendere d’avere tra le mani un caso molto complesso anche per la personalità della signora da ricercare – a ridare un barlume di speranza a un essere che, altrimenti, non avrebbe più potuto tentare di vivere. La rapidità d’azione con il quale il caso andava affrontato, è stata determinante. Più rapidamente si trovava la soluzione del caso, più possibilità c’erano di salvare una vita. E così è stato.

Depressione

La signora che è stata salvata da morte certa dopo che aveva ingerito farmaci in gran quantità prima di chiudersi in soffitta, ha una sessantina d’anni e una depressione che la stava divorando. Ha scelto per morire un luogo di casa, dove nessuno si sarebbe mai sognato di guardare. Per fortuna lo hanno fatto quei poliziotti di cui pubblichiamo anche i nomi: sovrintendente capo Andrea Rodani, Squadra mobile, con i colleghi d’ufficio e assistenti capo, Mauro Busancano ed Enrico Tronco, ai quali si è aggiunto il sovrintendente capo Adriano Zucco, esperienza da vendere nella Scientifica.

Ecco i fatti

Tutto è cominciato giovedì mattina con la signora che è apparentemente uscita di casa per recarsi al lavoro. Non stava già bene, ma nessuno dei familiari avrebbe mai pensato che le sue intenzioni erano addirittura quelle di farla finita. Sono stati i figli e il marito a dare l’allarme. Perché al lavoro la parente non era mai arrivata e al suo titolare aveva spiegato al telefono di non stare tanto bene e che quel mattino non si sarebbe presentata. Il telefono cellulare, intanto, non dava segni di vita. Solo nel pomeriggio figli e marito si sono recati in Questura per segnalare la scomparsa. Erano preoccupati. Non sapevano che fine aveva fatto la loro cara.

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Indagini-lampo

Del caso è stata investita la Squadra mobile coordinata dal commissario capo Marika Viscovo. Si tratta di poliziotti abituati ai casi difficili, portati dall’esperienza sul campo a non lasciare nulla al caso, neppure i più piccoli dettagli. L’idea è stata subito quella di allertare la compagnia telefonica, chiedere la rapidità massima nell’elaborare i dati e tentare di localizzare il telefono cellulare della scomparsa. Per la sorpresa di tutti, il telefono risultava trovarsi all’interno dell’abitazione. Gli agenti non hanno perso tempo e si sono recati immediatamente a casa della famiglia. Dalla segnalazione di scomparsa non era trascorsa nemmeno un’ora.

Quattro angeli

Hanno cercato in cantina e nella soffitta. Ed è in quel locale, distesa su una vecchia brandina, con il cuore che stava per battere gli ultimi colpi e con il respiro che s’era fatto un rantolo, che hanno trovato la signora. Era viva, aveva cercato di uccidersi ingerendo farmaci in gran quantità. E ce l’avrebbe di certo fatta a raggiungere il terribile scopo se quei quattro poliziotti non avessero creduto nell’impossibile: che fosse ancora viva e che avrebbero potuto salvarla. La signora è stata portata in ospedale. Non sta bene, ma si riprenderà. Ha scoperto quanto i suoi familiari le volessero bene. E ha scoperto di non averne solo uno di angelo custode, ma ben quattro. Con la divisa da poliziotto.

Valter Caneparo