Per il medico picchiato, se l’è cavata con una pena tutto sommato mite a due anni di reclusione, al termine del processo con rito abbreviato che permette di ottenere uno sconto di pena, Marco Gigliotti, 24 anni, di Ronco Biellese (difeso dall’avvocato Pietro Barrasso), che la mattina del 17 febbraio dell’anno scorso aveva aggredito e colpito con un violentissimo pugno in faccia un medico che lo stava visitando nell’ambulatorio di salute mentale dell’Asl di Biella. Ad aprile, in seguito ad un provvedimento firmato dal giudice delle indagini preliminari, Claudio Passerini, il giovane era stato arrestato dai carabinieri della sezione di Polizia giudiziaria al comando del maresciallo Tindaro Gullo. Ieri mattina, l’imputato è così arrivato a Palazzo di giustizia accompagnato dai poliziotti penitenziari del carcere di viale dei Tigli. La richiesta di arresto era stata avanzata dal sostituto procuratore, Mariaserena Iozzo, in seguito all’aggravamento delle condizioni di salute del medico con la prognosi che era passata dagli iniziali trenta giorni a 54 giorni, trasformando l’ipotesi di reato in lesioni gravissime. Il giovane psichiatra aveva riportato la frattura di uno zigomo e una lesione all’occhio per ridurre la quale si era reso necessario un intervento chirurgico all’ospedale “Maggiore della Carità” di Novara.

Le indagini dei carabinieri della Procura

L’indagine aveva preso quota grazie alla notizia dell’aggressione pubblicata dal nostro giornale. Il magistrato aveva voluto vederci chiaro e aveva affidato le indagini ai carabinieri che lavorano in Procura che avevano sentito le parti in causa e ricostruito nei particolari ciò che era successo quel giorno nell’ambulatorio di salute mentale. Il giovane psichiatra era stato aggredito dal paziente di 23 anni che stava visitando – peraltro già finito nei guai per fatti di droga – nel contesto della procedura per l’applicazione di un “Trattamento sanitario obbligatorio”, meglio noto come Tso, adottato in caso di motivata necessità e urgenza clinica, conseguenti al rifiuto al trattamento da parte del soggetto che, nello specifico, appariva non gestibile.

L’aggressione nel reparto “doppia diagnosi”

L’aggressione è avvenuta nell’ambulatorio definito della “doppia diagnosi”, un fiore all’occhiello della sanità biellese e piemontese, una vera eccellenza sinora poco conosciuta in quanto vengono trattati casi di una certa gravità e protetti da ovvio riserbo. I pazienti, di norma, sono affetti da problemi di tipo psichiatrico e problemi legati ad esempio alle loro condizioni di tossicodipendenti in cura al Sert (non è il caso del giovane imputato, ndr). Tali pazienti vengono convogliati in quel luogo quando per loro né il Centro di igiene mentale e neppure il centro delle tossicodipendenze, riescono più ad elaborare un progetto di recupero.

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Medico picchiato mentre stava visitando

Il medico aggredito è noto e apprezzato per la passione con cui affronta il proprio lavoro, per la sua capacità di dare anima e cuore in qualsiasi occasione. Nello specifico si è trovato davanti un giovane noto per i suoi atteggiamenti aggressivi che ha reagito a una semplice visita effettuata peraltro con estrema professionalità, in modo inatteso ed estremamente violento.
Prima il giovane ha aggredito il padre, presente in quel momento a poche spanne dal lettino. Poi ha colto impreparato lo psichiatra che ha cercato di calmare il ragazzo ed è stato a sua volta colpito al volto da una serie di pugni che lo hanno steso, ferendolo in modo grave a zigomo e occhio.
L’arresto. In seguito all’aggravamento delle condizioni del medico, la Procura aveva optato per l’arresto del giovane anche per la sua pericolosità. I carabinieri avevano così bussato alla porta di casa dell’allora indagato e gli avevano notificato l’ordinanza.

Il primario: “Siamo preparati”

Il primario del reparto, Roberto Merli, si era detto molto dispiaciuto di quanto era successo: «Non posso ovviamente aggiungere nulla sull’episodio che ha coinvolto il mio collega – aveva precisato -. Il lavoro dello psichiatra può essere in talune occasioni più pericoloso rispetto ad altre specialità. E’ necessario mettere in conto la possibilità che potrebbero verificarsi episodi come quello che ha coinvolto il collega. Ognuno di noi è comunque pronto e addestrato ad affrontare certe situazioni. Escludo in ogni caso che i pazienti della psichiatria siano soggetti violenti. Durante la mia esperienza professionale sia a Biella sia prima ancora a Bolzano, di casi di violenza ne ricordo per fortuna pochissimi».
Valter Caneparo