Matilda, la bimba con gli occhi azzurri di due anni di età, resterà una morte impunita.  Ieri la Corte d’Assise d’Appello di Torino ha pronunciato la quattordicesima sentenza sul caso. Ed ha assolto “per non aver commesso il fatto” in via definitiva Antonio Cangialosi il  compagno della madre Elena Romani, ancxhe lei già dichiarata innocente. Entrambi escpono dalla scena processuale, ma essendo gli unici presenti al momento della morte della piccola, non ci sarà colpevole.

Un’inchiesta durata 13 anni e 5 mesi

Sabato 2 luglio 2005 Matilde Borin, che allora era un bambina di 23 mesi, in quella villetta di Roasio in provincia di Vercelli, è stata uccisa. Colpita probabilmente con un calcio «insensato e feroce, di spietata brutalità», come è stato riassunto nelle carte dell’inchiesta. «Un colpo, in regione dorsale, che ha prodotto lo sfacelo di fegato e rene e la conseguente anemia emorragica». Uno scatto d’ira, forse. Quando Matilda si era svegliata dopo un sonnellino pomeridiano.  L’accusa di omicidio preterintenzionale è caduta fra le opposte verità. L’inchiesta è durata 13 anni e 5 mesi. Prima ha puntato sulla madre, successivamente sul suo compagno. La giustizia non è riuscita ad individuare «oltre ogni ragionevole dubbio» il colpevole.  Già il 13 novembre scorso il procuratore generale aveva chiesto l’assoluzione per Cangialosi durante la sua requisitoria