Le mamme coraggio: “Ecco perché abbiamo denunciato le maestre”.

Petizioni e condanne

Le maestre sono state condannate. Eppure il paese di Strona appare diviso quasi che a sbagliare siano state le “mamme coraggio” che hanno invece trovato la forza di denunciare i soprusi da parte delle insegnanti nei confronti dei loro figli, ancora oggi, a tre anni di distanza, segnati nella psiche in modo indelebile. Addirittura sono state raccolte delle firme di ex allievi o di genitori di ex allievi, dell’autista dello scuolabus o di un bidello. Una petizione, in realtà, non tanto contro le mamme, bensì organizzata per difendere le maestre dagli insulti impronunciabili dei tanti “leoni da tastiera” che, alla pubblicazione della sentenza, hanno scagliato pietre pesanti sui social. Di firme, rispetto alla petizione inserita nel fascicolo processuale, promossa dalle stesse persone per solidarietà nei confronti delle maestre quando erano finite a suo tempo nel registro degli indagati, ce ne sono una cinquantina in meno. Segno che qualcuno, di fronte a una sentenza di condanna, ha preferito astenersi. Ci sta. Non tutto il mondo, quindi, in questa storia dove a rimetterci sono stati solamente dei bimbi troppo piccoli per essere puniti così duramente, pare girare al contrario.

La sentenza

Le tre maestre sono state condannate per il reato di abuso dei mezzi di correzione (il reato era all’inizio di maltrattamenti ma è stato in seguito derubricato) nei confronti di alcuni bambini dell’asilo di Strona di età compresa fra i tre e i cinque anni. A tutte e tre è stata inflitta una pena a quattro mesi con la condizionale e un risarcimento di 3.870 euro a ognuna delle quattro famiglie che hanno deciso di costituirsi parte civile nel processo.

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Le mamme

«E’ incredibile il polverone che è stato sollevato attorno alle nostre famiglie, quasi che fossimo noi le imputate e non, in realtà, le parti offese, quasi che ci fossimo inventate ogni cosa», racconta una delle mamme che hanno trovato la forza di denunciare le maestre, mentre stringe forte le mani delle altre. Sono diventate amiche, si vede. Hanno lottato e hanno vinto, eppure, invece di ottenere la solidarietà che meriterebbero, si sono scontrate contro un vero muro di gomma formato da chi non è stato in grado di donare la giusta solidarietà a queste famiglie, non è stato capace di ammettere un particolare importante: che tutti possono sbagliare, anche delle maestre che fino al giorno prima erano state integerrime nei loro comportamenti. Anche perché i filmati (nelle immagini alcuni frame) che hanno dato solidità alle accuse, appaiono inequivocabili, fanno venire i brividi, suscitano rabbia, desiderio di rivalsa, di proteggere quei bambini da evidenti soprusi.

V.Ca.

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