L’inchiesta “Alto Piemonte” ha segnato un passo decisivo nella lotta contro la ‘Ndrangheta in Piemonte. Coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino e supportata dalle indagini della Squadra Mobile di Biella, nel luglio 2016 sono stati arrestati 18 individui accusati di appartenere alla “locale” di Santhià, una branca della criminalità organizzata calabrese operante stabilmente nelle province di Biella, Vercelli e Novara. Gli investigatori hanno identificato la storica Cascina Mosè, situata tra Dorzano e Cavaglià, come il centro decisionale dell’organizzazione, controllata dalla famiglia Raso. Antonio Raso (che potrebbe presto uscire dal carcere) è stato indicato come il leader storico, mentre il comando operativo è passato ai figli Diego ed Enrico, entrambi condannati nel processo, e attualmente detenuti; il terzo figlio, Giovanni, è già libero.
L’impatto della ‘Ndrangheta nel Biellese
L’accusa ha evidenziato una vasta gamma di attività criminali perpetrate dalla cosca. Il principale reato contestato è stato l’associazione di tipo mafioso, aggravata dall’uso di armi e dalla capacità di esercitare intimidazioni tipiche delle organizzazioni mafiose. Numerosi episodi di estorsione e tentate estorsioni hanno colpito imprenditori e commercianti del Biellese e del Vercellese. Tra le azioni criminali si annoverano sequestri di persona, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi e un tentato omicidio avvenuto nel 2014. Gli investigatori hanno documentato che chi si opponeva alle richieste della cosca subiva intimidazioni tramite incendi di veicoli e locali pubblici, danneggiamenti, pestaggi e minacce continue.
La sentenza del tribunale di Biella
Le vittime venivano costrette a versare somme di denaro in cambio di una presunta “protezione”, attraverso modalità considerate tipicamente mafiose. Un ruolo cruciale nelle indagini è stato svolto dalle testimonianze di collaboratori di giustizia, come Cosimo Di Mauro, genero di Antonio Raso, e Domenico Agresta, che hanno fornito agli inquirenti dettagli sulla struttura interna della ‘Ndrangheta piemontese, le procedure di affiliazione e i legami tra le diverse “locali” del territorio.