Ieri la sentenza

Imprenditore biellese condannato per bancarotta: usava la carta dell’azienda ai casinò

Oltre 500.000 euro della società sarebbero stati distorti attraverso bonifici, prelievi e spese di gioco. La condanna è di 2 anni e 4 mesi.

Imprenditore biellese condannato per bancarotta: usava la carta dell’azienda ai casinò

Secondo la Procura, l’imprenditore avrebbe sottratto centinaia di migliaia di euro dalla sua azienda, già in crisi, attraverso bonifici sul proprio conto, prelievi in contante, rimborsi e pagamenti preferenziali. Questa ricostruzione ha portato il giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Biella, Adriano Bollani, a condannare M.R., 49 anni, amministratore unico di una società del Biellese orientale, a 2 anni e 4 mesi di reclusione, pena poi sostituita con 1.680 ore di lavori di pubblica utilità.

Bonifici per oltre 235.000 euro

L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Dario Bernardeschi, si concentra sulla gestione della società, dichiarata fallita nel dicembre 2022. Tra le operazioni contestate, emergono 235.575 euro di bonifici effettuati a favore del titolare, giustificati con causali come emolumenti e rimborsi spese. Inoltre, sono stati prelevati 94.000 euro direttamente dalle casse aziendali, insieme a oltre 34.000 euro movimentati tramite bonifici privi di giustificazione.

Spese nei casinò

La Guardia di Finanza ha documentato l’uso della carta di credito aziendale, evidenziando prelievi in contante per 156.580 euro e pagamenti di 6.400 euro nei casinò di Saint Vincent e Campione d’Italia tra il 2014 e il 2020. Inoltre, la Procura contesta spese per canoni di locazione dell’immobile di proprietà dell’imprenditore, ritenute preferenziali rispetto ai creditori.

Il dissesto societario

Secondo l’accusa, l’azienda ha proseguito l’attività nonostante una situazione finanziaria compromessa, accumulando un passivo superiore a 933.000 euro. Al termine del rito abbreviato, il giudice ha considerato l’imprenditore responsabile solo per le condotte avvenute dal 2018, riconoscendogli attenuanti generiche in relazione all’aggravante contestata. Oltre alla condanna, l’imprenditore è stato inabilitato per tre anni dall’esercizio di un’impresa commerciale e da ruoli direttivi.