Crematorio, patteggiano 8 su 10. Chiusa la prima parte del processo. Sit in dei familiari, comunicato del Codacons.

Crematorio degli orrori

Si è chiusa lunedì mattina davanti al giudice dell’udienza preliminare, la prima parte del processo per lo scandalo del tempio crematorio di Biella. Il giudice ha approvato i patteggiamenti per otto dei dieci imputati. La pena più lieve è stata ratificata per Davide Daprea, il dipendente che ha contribuito a sollevare il caso e ha collaborato con i carabinieri della sezione di Polizia giudiziaria, fornendo al comandante, luogotenente Tindaro Gullo, i video che documentavano una serie di abusi contro i defunti. L’uomo ha alla fine patteggiato nove mesi di reclusione in accordo anche con il procuratore Teresa Angela Camelio.

Le pene

Sono stati invece confermati i due anni previsti per per Roberto Ravetti, 73 anni, titolare dell’impresa funebre di famiglia che controllava anche la So.Cre.Bi. la società che gestiva il tempio crematorio. Un anno e 11 mesi di reclusione con la condizionale, sono stati patteggiati dalla nuora, Alessandra Barbero Fortunato, 38 anni, moglie del principale indagato, che si occupava della contabilità della società. Due anni sono stati patteggiati anche da Alberto Marutti, 52 anni, dipendente Seab, che per alleggerire la sua posizione ha risarcito il Comune per i costi del trasporto di rifiuti, comprese le bare d zinco e gli scatoloni colmi di ceneri che l’imputato avrebbe portato in discarica in cambio di denaro. Gli altri dipendenti, Claudio Feletti, 57 anni, Giuliano Ramella Pezza, 36 anni, e Andrea Braghin, 55 anni, hanno patteggiato due anni. Di poco inferiore, a un anno e dieci mesi, è stata la pena ratificata dla giudice per Gianmaria Rosset, 27 anni.

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Sit in

Il Procuratore è apparsa infastidita per la presenza del sit-in davanti a palazzo di giustizia da parte di una cinquantina di parenti delle vittime. Sul tema dei patteggiamenti giudicati dagli avvocati del Codacons e dalle famiglie che questi patrocinano, troppo lievi, il procuratore ha dissentito ricordando che per il calcolo della pena si era partiti da una richiesta di 3 anni e sei mesi. Per la prossima tranche del processo, con imputati i fratelli Marco e Alessandro Ravetti, bisognerà invece aspettare l’autunno.

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