Arrestati padre e figlio: perseguitavano i vicini di casa. Padre e figlio sono stati nientemeno che arrestati e sono finiti in carcere con l’accusa di stalking per averne combinate di tutti i colori ai vicini di casa. Piccole, insistenti, destabilizzanti torture quotidiane, che si trasformano in abrasioni e poi in ferite profonde scavate nell’animo. Per anni e anni. Al punto da cagionare a chi è costretto a sopportare una simile pressione, un perdurante – come spiega il reato di atti persecutori – stato di ansia e timore per la propria incolumità che porta a modificare in modo radicale le proprie abitudini di vita al fine di evitare incontri che potrebbero portare a subire ulteriori aggressioni fisiche e verbali. Comportamenti di esagerata prepotenza che portano chi li subisce a vivere in uno stato di costante tensione.

Interrogati dal giudice. Il difensore ha chiesto l’annullamento del provvedimento

Ieri mattina gli arrestati, Marco e Giovanni S., di 22 e 51 anni, residenti in un’abitazione che s’affaccia su un cortile come ce ne sono tanti a Cavaglià, sono comparsi davanti al giudice delle indagini preliminari, Claudio Passerini, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, per l’interrogatorio di garanzia. Sono difesi dall’avvocato Francesco Picco di Vercelli che ha chiesto per i suoi assistiti la revoca del provvedimento o in subordine quantomeno gli arresti domiciliari. Il giudice si è riservato. La decisione è attesa per la giornata di oggi.

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Valter Caneparo