Pralungo, inaugura il giardino di Erika. La cerimonia è in programma nella giornata di domenica prossima. Saranno premiati gli studenti.

Pralungo, ecco il giardino dedicato a Erika

Domenica prossima, alle 15, di fronte alla Chiesa della Trinità di Pralungo, verrà inaugurato un giardino per non dimenticare Erika Preti e tutte le donne vittime di violenza.
All’interno di questo spazio verrà collocata una scultura ideata e progettata dalla Classe Quinta H Liceo Artistico G. e Q. Sella, anno scolastico 2017/18. Il progetto è nato dalla volontà di ricordare il triste caso di femminicidio che ha visto vittima Erika Preti di Pralungo e, più in generale, per mettere in evidenza tale problematica presente purtroppo ancora in tutto il mondo.

La richiesta del sindaco

La richiesta è arrivata dal sindaco di Pralungo, Raffaella Molino, che ha chiesto la collaborazione al Liceo Artistico “G.e Q. Sella” di Biella. Inserito dall’insegnante Denise De Rocco nella progettualità inerente l’Alternanza Scuola-Lavoro, l’esperienza è stata nei suoi obiettivi formativi e didattici paradigma per gli studenti di una reale e fattiva possibilità di azione-lavoro in un campo, quello di intervento artistico in area verde pubblica, che prevede, oltre ad una profonda riflessione individuale su quanto accaduto, l’inserimento della bellezza e dell’atto creativo finalizzato alla memoria e all’impegno, perché episodi analoghi non si ripetano.
La classe ha lavorato molto bene sviluppando idee interessanti, dopo una non facile selezione sono stati scelti i lavori di Jessica Ramella, Sabrina Agnello, Erika Chilò, che verranno premiate dai genitori di Erika, Tiziana e Fabrizio.
L’opera in polistirolo e resina è stata poi realizzata da: Denise De Rocco e Mario Antonetti, scultori, con il contributo di Andrea De Rocco.

Leggi anche:  Oggi a Roma si ricorda l'alluvione

Cosa rappresenta la scultura

La scultura rappresenta non “la donna”, ma “una donna”, quella donna di ogni luogo e di ogni tempo, del mondo contemporaneo, passato e antico, che ogni giorno si legge sui giornali, con nomi diversi, con storie diverse, ma con un unico comune denominatore: la violenza.
La sua rappresentazione avviene qui attraverso un mezzo busto di giovane ragazza con testa leggermente china per la violenza subita, in atto di rialzare lo sguardo; esso nasce, fuoriesce dal prato erboso, sottintendendo la continuità del corpo nel terreno, nella madre terra, a significare la nudità nascosta, violata, ma protetta dalla terra stessa, che ne concede la “nascita/rinascita”, attraverso roselline rosse rampicanti in segno di speranza. Il sangue si trasforma in fiore, di colore rosso, che avvolge teneramente il volto della fanciulla.