La borsa sparisce e Massimo Giletti, popolare showman e giornalista biellese, conduttore di “Non è l’Arena” su La7, salva l’asta benefica con un’offerta sua diretta a quattro zeri. E intanto sta avviando il tour per la presentazione del suo ultimo libro, “Le dannate”, che racconta una storia di sorelle e di resistenza alla mafia.  Lo avevamo lasciato, a fine 2018, alle prese con le minacce ricevute in seguito a un servizio trasmesso nel corso del suo programma, “Non è l’Arena”, in onda su La7, nel quale si raccontava la storia di queste tre sorelle – Irene, Gioacchina e Anna Napoli – residenti a Mezzojuso, in provincia di Palermo, e la loro battaglia per difendere dalla mafia il terreno ereditato dal padre.  Quella vicenda è ora diventata il libro “Le dannate” che Giletti ha scritto per Mondadori (sarà in uscita a metà maggio) e che dedica «a mia madre e a tutte le donne che lottano con coraggio». Lo abbiamo intervistato.

Perché questo libro?

«E’ un libro – spiega – che ho voluto fortemente perché questa storia di resistenza, di donne sole, mi ha affascinato fin dal primo momento ed era giusto che ne rimanesse traccia anche a livello di racconto scritto, non solo di immagine televisiva, perché la televisione non riesce a dare profondità, non riesce a scavare fino in fondo, a mostrare i documenti che ho ritrovato sul posto e a dare voce a tutte le testimonianze e le memorie della gente con cui ho parlato. Quelli che ho vissuto sono stati mesi molto intensi, ma a volte sono proprio le energie negative a spronarci ad andare avanti e a farci fare qualcosa a cui non avevamo pensato».

Presenterà il libro anche a Biella, quando uscirà?

«Certo, se ci sarà l’occasione, compatibilmente con gli impegni di lavoro. Tra l’altro, sono appena stato nel Biellese. Ho trascorso le feste di Pasqua a casa, a Ponzone, con la mia famiglia, e ho festeggiato i 90 anni di mio papà Emilio».

Proprio poco prima di Pasqua ha partecipato a un’asta benefica e ha pagato 10mila euro per aggiudicarsi una borsetta di lusso che in realtà non c’era… Ci racconta com’è andata?

«Il 12 aprile ero stato chiamato al Convention Center dell’Eur, a Roma, per fare il battitore a un’asta benefica in favore di Manuel Bortuzzo (il giovane nuotatore rimasto paralizzato dopo un agguato avvenuto mesi fa nella capitale, per un tragico scambio di persona, con lui nella foto insieme al padre che pubblichiamo).  L’avevo conosciuto quando era venuto a “Non è l’Arena” a raccontarsi, in quella che era stata la sua prima intervista in uno studio televisivo dopo l’accaduto, e per me era stato un momento molto emozionante. Da allora, con lui, è nato un bel rapporto. Così, quando mi hanno chiamato per l’asta ho subito accettato».

Leggi anche:  Trovato donatore compatibile per il piccolo Gabriele

Poi cos’è successo?

«A un certo punto ci siamo accorti che il premio più bello, una bellissima borsetta di un noto marchio italiano, era sparito. Dopo un primo, comprensibile, momento di smarrimento da parte di tutti, ho deciso di continuare e di mettere ugualmente all’incanto quella borsetta, anche se ormai non c’era più. Poi ho fatto un’offerta e me la sono aggiudicata. Ma non è tanto a me che bisogna chiedere perché l’ho fatto (per evitare che il prezzo si fermasse a poche migliaia di euro, ndr), la domanda va rivolta a chi ha rubato quella borsa: anche se il colpevole/la colpevole non è stato ancora individuato, si tratta di una persona senza vergogna. Resta il fatto, positivo, che a quell’asta siamo riusciti a raccogliere per Manuel circa 25mila euro».

Parliamo di tv. Il contratto che la lega a La7 è in scadenza.

«Il contratto sì, io no!».

I beninformati danno ormai per certo un suo ritorno in Rai, dove a volerla sarebbero nientemeno che i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

«Io sono sempre stato un uomo libero e, pur se mi fa piacere ricevere attestati di stima, sarà proprio questo mio modo di essere a determinare la mia scelta, che sarà dettata da una parola soltanto: “libertà”. Nei prossimi giorni mi incontrerò con Cairo, il mio editore, con cui c’è sempre stato un bellissimo rapporto (ci divide solo la fede calcistica, il Toro…), ma probabilmente dentro di me ho già deciso, anche se si tratta di valutare ancora un paio di cose».

Da buon tifoso juventino ha festeggiato per l’ottavo scudetto consecutivo della Juve?

«E’ stato un evento: nessuna squadra, in Europa, ha vinto così tanto».

E della sconfitta in Champions che cosa dice?

«E’ la dimostrazione che per vincere certe competizioni non basta avere un fenomeno come Ronaldo, ci deve essere coraggio in ciascun giocatore. Mi è sembrato che nella partita contro l’Ajax alcuni giocatori della Juventus non abbiano avuto lo stesso coraggio e la stessa determinazione di Ronaldo. Al di là dell’assenza di Chiellini, un uomo che incarna lo spirito di combattimento (quando non c’è lui, la Juve perde troppo), occorre lavorare mentalmente sul fatto che sei più forte e lo devi dimostrare sempre. Non bisogna avere paura. Qualcuno, quella sera, ha avuto ciò che in gergo tennistico si chiama “braccio corto”: si ha paura di fare il colpo vincente e si finisce per lasciarsi dominare dall’avversario, che magari non è altrettanto forte. Ecco, a Torino è andata proprio così».
Lara Bertolazzi

TORNA ALL’HOME PAGE