Il Comune ricorda i suoi caduti. Oggi, IV Novembre, al monumento dei giardini Zumaglini, recentemente ristrutturato, la cerimonia.

Il Comune e la Grande Guerra

Sono stati due studenti del liceo scientifico a far scivolare via il drappo tricolore che copriva la statua dell’Alpino con il mulo dei giardini Zumaglini. L’inaugurazione del monumento, restaurato a spese del Comune, è stata uno dei momenti principali delle celebrazioni del centenario dalla fine della Prima Guerra Mondiale, svoltesi domenica 4 novembre. Le autorità, le associazioni d’arma e i gonfaloni dei Comuni della provincia hanno sfilato da palazzo Oropa fino al largo di fronte alla scultura, opera di Pietro Canonica e datata 1922, quando i biellesi, come ha ricordato nel suo intervento il sindaco Marco Cavicchioli «fecero una colletta per pagarla. Per questo ho ringraziato gli Alpini che, con la consueta disponibilità, si erano offerti di finanziare il restauro. Ma al presidente Marco Fulcheri ho detto che avrebbe dovuto pensarci, oggi come allora, la città. E abbiamo trovato i fondi per realizzare l’opera. Saranno comunque gli Alpini, grazie a una convenzione, a occuparsi della cura e della manutenzione dell’area».

Tante le autorità presenti

Alla cerimonia, accompagnata dalla banda Verdi e dal picchetto d’onore interforze di carabinieri, polizia, guardia di finanza, polizia penitenziaria e volontarie della Croce Rossa, erano presenti tra gli altri il presidente della Provincia Emanuele Ramella Pralungo, il procuratore capo della Repubblica Teresa Angela Camelio, i comandanti delle forze dell’ordine del territorio e due dei cinque parlamentari della provincia, Gilberto Pichetto e Andrea Delmastro. Dopo l’alzabandiera e gli onori ai caduti, il prefetto Annunziata Gallo ha letto il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per poi cedere il palco al sindaco, incaricato dell’orazione ufficiale. «La Prima Guerra Mondiale si svolse nel segno di eroismo e martirio» ha detto Marco Cavicchioli. «Fu la prima occasione in cui l’Italia si levò in piedi per difendere e proteggere la sua stessa unità. Ma non possiamo dimenticare i 700mila uomini strappati alle loro vite. Io stesso sono nipote di un cavaliere di Vittorio Veneto e credo che in tutte le famiglie d’Italia ci sia stato almeno un componente coinvolto nel conflitto. Sono le lapidi con i nomi dei caduti che troviamo anche nel più piccolo dei paesini a testimoniare la portata di questa tragedia. Ma c’è un’altra eredità dei due grandi conflitti del secolo scorso, e si chiama pace. Dal 1945 a oggi abbiamo vissuto un periodo senza conflitti, in Italia e in Europa. Accanto al monumento, sui tre pennoni sventolano il tricolore, la bandiera del Piemonte e la bandiera europea: è legittimo che la politica discuta degli aspetti economici dell’Unione, ma non si può discutere che sia stata simbolo e garante della nostra pace».