Venerdì 10 maggio, il nostro gruppo editoriale ha organizzato un convegno dedicato al delicato tema delle chiusure domenicali  nei locali di villa Walter Fontana a Capriano di Briosco.

Il “no” degli operatori

Il numeroso e qualificato pubblico presente era formato dai principali rappresentanti di gruppi nazionali e internazionali operanti in centri commerciali e outlet, responsabili di associazioni, dal Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali a Confimprese, dalla Confcommercio fino a Federdistribuzione. Inutile dire che la sintesi proposta dall’onorevole Dara non è piaciuta agli ospiti in sala.

Il parere del CNCC

«Non possiamo che essere contrari», ha esordito Luca Lucaroni, membro del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali e direttore finanziario di Eurocommercial; e ha snocciolato una serie di dati frutto di una ricerca commissionata proprio per dimostrare quanto sarebbero deleterie le chiusure domenicali paventate che oggi garantiscono ai centri commerciali il 18% del fatturato, per un valore pari a circa 12 miliardi di euro, mettendo a rischio 41mila posti di lavoro. Lucaroni ha poi aggiunto che questa scelta non comporterebbe automaticamente un vantaggio per i centri storici, che non vedrebbero maggiori consumi o posti di lavoro. Bensì ne trarrebbe vantaggio solo il commercio elettronico.

Luca Lucaroni, Consiglio Nazionale dei Centri commerciali e Eurocommercial
Luca Lucaroni, Consiglio Nazionale dei Centri commerciali e Eurocommercial

Confimprese

Posizione molto più dura quella di Laura Galdabini, responsabile relazioni esterne di Confimprese: «Nessuna mediazione – ha detto tranchant – Non siamo favorevoli nemmeno alle 12 festività di chiusura all’anno. Le chiusure domenicali comporteranno una riduzione da 100 a 120 mila posti di lavoro». E ha osservato come questa situazione di incertezza blocchi gli investimenti: «E’ una scelta anacronistica e non fa bene al Paese – ha concluso – I posti di lavoro li creano le imprese e non lo Stato!».

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Laura Galdabini, responsabile relazioni esterne di Confimprese
Laura Galdabini, responsabile relazioni esterne di Confimprese

Confcommercio

Più possibilista Carlo Alberto Panigo, vice presidente di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza: «Non si può tornare al passato e cambiare ciò che accade da anni, ma è possibile rivedere le regole e valutare tutte le proposte». Viene chiesta però attenzione affinché una volta fatta la scelta valga per tutti e le deroghe siano blindate, per evitare vantaggi solo ad alcuni territori.

Carlo Alberto Panigo, vice presidente di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza
Carlo Alberto Panigo, vice presidente di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza

Federdistribuzione

Massimo Viviani, direttore generale di Federdistribuzione, che ha altresì sottolineato che per rivitalizzare i centri storici bisognerebbe imparare dai centri commerciali. Si è soffermato pure sull’e-commerce e in particolare sulla differente possibilità di attuare promozioni, sostenendo che non si deve fermare il commercio digitale ma permettere a quello fisico di concorrere ad armi pari. Il direttore di Federdistribuzione ha ribadito il problema dell’incertezza, facendo riferimento anche all’eventuale rincaro dell’Iva: «La politica dichiara di stare tranquilli, ma l’imprenditore vuole capire su quali basi realizzare i propri piani economici». Quindi, alla fine? Forse una via di uscita c’è. «La nostra associazione – ha sostenuto Viviani – si è incontrata con Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative, Legacoop e Conad e abbiamo pronta una soluzione, così come siamo disposti ad affrontare anche il tema del lavoro domenicale con i sindacati perché vogliamo poter operare in un quadro di certezze. Aspettiamo di essere auditi».

Massimo Viviani, direttore generale di Federdistribuzione
Massimo Viviani, direttore generale di Federdistribuzione