Biella piange il professor Emanuele Ciambellotti, notissimo dottore. Qui di seguito il ricordo del Fondo Edo Tempia, con cui Ciambellotti ha collaborato per anni.

Biella piange Emanuele Ciambellotti

«Se siamo diventati quello che siamo ora, lo dobbiamo a persone come il professor Emanuele Ciambellotti». Sono parole addolorate quelle di Viola Erdini, presidente della Fondazione Tempia, nel giorno della scomparsa del medico oncologo. Strettissimo collaboratore dell’associazione Fondo Edo Tempia e in tempi più recenti consigliere onorario del Cda.

Punto di riferimento per i malati di tumore

Fu punto di riferimento per i malati di tumore in cura all’ospedale di Biella e lo fu anche per le attività del Fondo quando, da associazione di volontariato, cominciò a strutturarsi come fonte di idee, progetti e sostegno per la sanità pubblica, al servizio dei cittadini. Fu tra i primi “motori” di un progetto che negli anni Novanta suonava rivoluzionario: andare nelle aziende a parlare di prevenzione dei tumori insieme ai sindacati. Tredici lanifici accolsero l’invito del Fondo e aprirono le loro porte a specialisti come Emanuele Ciambellotti, che portò la sua esperienza e la sua competenza direttamente tra impiegati e operai. All’epoca quel progetto meritò l’attenzione del quotidiano Il Sole 24 Ore, che vi dedicò un servizio nelle sue pagine nazionali.

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Il riconoscimento della comunità internazionale

Fu la comunità scientifica internazionale invece a leggere gli esiti di uno studio che Ciambellotti fece sulle pazienti di tumore al seno in chemioterapia: immaginando che le basse temperature fossero la chiave per impedire la caduta dei capelli, effetto collaterale tra i più visibili ed emotivamente pesanti della cura, anticipò la teoria che adesso è alla base di Dignicap, l’apparecchiatura che nel 2017 la Fondazione Tempia, con l’aiuto di una raccolta fondi tra associazioni e popolazione, ha donato all’ospedale di Biella.

Un pioniere della prevenzione

«L’eredità di Emanuele Ciambellotti che abbiamo intenzione di raccogliere» aggiunge Viola Erdini «sta proprio nel proseguire lungo la strada che ha contribuito a tracciare. Oltre vent’anni fa fu tra i medici volenterosi che entrarono nelle fabbriche per parlare di come prevenire il cancro. Ancora oggi le nostra collaborazione con numerose aziende ed enti territoriali ci consentono di agire allo stesso modo, portando la competenza dei nostri specialisti nei luoghi di lavoro, esattamente come aveva fatto lui».