All’ospedale torna il “reparto” lungodegenti. Quaranta posti di continuità assistenziale.

 

All’ospedale torna il “reparto” lungodegenti

 

Lo aveva annunciato qualche mese fa, ora il progetto diventa realtà. Giovanni Geda, direttore del distretto territoriale di Biella aveva questa idea nel cassetto da tempo. Riaprire all’interno dell’ospedale una zona dedicata alla continuità assistenziale. Ed ecco allora che l’idea si è  trasformata in realtà. Nei giorni scorsi il direttore generale Gianni Bonelli ha firmato la delibera che fa partire l’iter di attivazione per quaranta posti letto di continuità assistenziale a valenza sanitaria. Di questi sedici derivano da riconversione di posti letto ospedalieri post acuti in case di cura attualmente autorizzati alla San Giorgio di Viverone e 24 derivanti dalla riconversione di posti letto Rsa.

Quaranta posti di continuità assistenziale

I nuovi 40 posti letto di continuità assistenziale all’interno dell’ospedale sono una novità attesa da molti pazienti. Si tratta infatti di una struttura in grado di accompagnare i pazienti dopo le dimissioni dal ricovero, fornendo tutte le cure prima di un ritorno a casa, in autosufficienza. Il nuovo progetto è reso possibile soprattutto grazie agli spazi non ancora utilizzati presenti in ospedale. Una risposta in più per i pazienti biellesi.

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Personale infermieristico

 

Il nuovo “reparto” di continuità assistenziale verrà seguito principalmente da personale infermieristici. Nel piano di assunzioni che l’Asl ha redatto proprio in questi giorni e che prevede il fabbisogno per gli anni futuri, viene presa in considerazione anche questa importante novità. Ecco che allora per l’area con posti letto di degenza extraospedaliera è prevista la presenza di 10 operatori socio sanitari e 12 infermieri. Il tutto, come detto, nell’ottica di favorire l’affermazione di un modello di cura intermedio tra l’assistenza domiciliare e l’ospedale. Questo progetto punta a favorire una integrazione ospedale-territorio per quei pazienti che hanno superato la fase acuta, ma non sono ancora in condizione di poter essere assistiti a casa.