A pesca di calamari con il “kayak fishing”.

Gli irriducibili

Il freddo e instabile gennaio non fa paura agli irriducibili del kayak fishing, temprati e forgiati ad ogni condizione di tempo. Prima del crollo in verticale delle catture, c’è ancora la possibilità , quando il mare risulta piatto, di organizzare – minimo in due come sicurezza impone – delle uscite mirate alla ricerca di polpi e calamari, prede di soddisfazione anche per la tavola.

Il kayak

Con la sua leggerezza e la sua semplicità di trasporto, il kayak consente di approfittare di ogni apertura di bel tempo per godersi una pescata sempre dinamica (a meno che uno non voglia sbizzarrirsi con la pesca in verticale tipo inchiku, vertical jigging, kabura) e divertente. A Genova – dove di pescatori in kayak (nella foto il campione Gianluca Aramini con un tonno rosso gigantesco) se ne contano sempre di più e sempre più bravi – la pesca dei calamari a traina in questo periodo è una tradizione centenaria. I pescatori, come in tutti i vecchi borghi di pescatori in Italia, sono piuttosto restii a svelare le montature e gli accorgimenti usati per pescare questi cefalopodi. Scoprendo col tempo i trucchetti degli anziani che tornano sempre in porto con le barche piene, i risultati non mancheranno di arrivare.

Imparare

Per ogni tipo di pesca è necessario un certo periodo di apprendistato dal quale va ogni volta estrapolato il classico giorno da fattore “C” del principiante che, per una volta su cento, penserà d’essere un campione in grado di riempire i carnieri. I momenti topici per la cattura dei cefalopodi risultano essere quelli subito a cavallo delle effemeridi, un paio d’ore a cavallo del tramonto o dell’alba. Per affondare le lenze nella pesca ai totani, si possono utilizzare gli affondatori idrodinamici, il classico piombi attaccato in fondo alla lenza o – per chi è stato in grado di piazzarlo sul “plasticone” – un classico affondatore a palla.

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La più semplice

La montatura più semplice (che può essere applicata a una canna da traina oppure anche a una lenza a mano da agganciare con un moschettone al kayak) è quella con minimo due o tre artificiali con paletta e vaschetta di aghi per totani da piazzare a una certa distanza l’uno dall’altro su braccetti della lunghezza di dieci centimetri che si dipartono dalla lenza madre (meglio un robusto 0,50 in nylon) grazie a delle girelle a “T”. In fondo applicheremo un piombo di 100/200 grammi a seconda della corrente. Un lento scarroccio accompagnato da alcune pagaiate o pedalate, garantirà il giusto assetto e la giusta andatura di pesca.

Il recupero

Per una efficace azione, la lenza andrà animata alzandola e abbassandola di continuo, alternando anche movimenti ritmici fino al classico appesantimento che segnala l’avvenuta cattura del calamaro o, perché no, nel caso avessimo calato più di un gamberone finto, anche di catture multiple. Con un lento e continuo recupero della lenza, porteremo quindi i calamari sul kayak. La pratica è molto affascinante e divertente. Così come è soddisfacente, stavolta per il palato, il momento della cena.

Valter Caneparo