Voleva affetto, diventa stalker: condannato.

Terrore

Ne ha fatte passare di tutti i colori all’ex amica che – il pentimento per la generosità profusa è giunto tardivo – lo aveva ospitato per un paio di mesi nella sua abitazione. L’ha insultata, picchiata, minacciata, molestata, le ha reso la vita impossibile pedinandola in modo asfissiante e telefonandole di continuo. E ciò anche in seguito all’arresto determinato per lo stesso motivo. L’aspettava nei pressi di casa e del luogo di lavoro, nella zona compresa tra Magnano e Cavaglià. L’ha esasperata in modo esagerato solo perché – stando all’accusa – «coltivava nei confronti della donna una pretesa affettiva». Lei lo aveva invece respinto. Ma con il suo comportamento aveva fatto insorgere nella ragazza «un grave e perdurante stato di ansia nonché il fondato timore per la propria ed altrui incolumità». E ha continuato nonostante, nell’agosto scorso, fosse stato addirittura arrestato.

Condannato

E’ il più classico caso di stalking o atti persecutori quello di cui si è occupato ieri mattina il giudice dell’udienza preliminare, Paola Rava. Il reato è stato introdotto nel 2009 sulla scorta dell’indignazione nazionale per l’omicidio della cossatese Debora Rizzato, assassinata a coltellate davanti alla fabbrica dove lavorava dall’ex fidanzato che lei non voleva più. Alla fine l’imputato, M.C., 29 anni, di Piverone (difeso dall’avvocato Enrico Melis), è stato condannato a due anni e quattro mesi di reclusone. Il giudice ha inoltre condannato il giovane al risarcimento dei danni alla ragazza.

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V.CA.

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