Gestori bloccati al rifugio Monte Barone sito a 1587 metri sull’Alpe Ponasca, in territorio di Coggiola, da sabato a lunedì a causa dell’abbondante nevicata e salvati dall’intervento dell’elicottero dei vigili del fuoco. Dopo diversi commenti negativi apparsi sui social, Paolo Montini e Mara Viganò spiegano cos’è accaduto veramente affidandosi proprio ad un lungo post sulla pagina Facebook del Rifugio Monte Barone.

Soccorso al Rifugio Monte Barone

6-7-8 aprile 2019
Siamo ben consapevoli che quanto accadutoci lo scorso w.e. esponga il nostro operato presente e futuro al pubblico giudizio.
Abbiamo constatato in queste ore come le pagine social si siano riempite di critiche, figlie del “senno di poi”, rilasciate da mancati professionisti della montagna che si avvalgono dell’immunità garantita dai network per giudicare senza essere pienamente a conoscenza dei fatti.
Sappiamo benissimo che sarebbe avvenuta la stessa cosa se la vicenda avesse avuto un epilogo drammatico.
Vorremmo solo con queste righe dare la nostra versione dei fatti, affinché ognuno possa maturare un giudizio il più possibile obiettivo su quanto accaduto ribadendo fin da subito che siamo disposti anche a farlo di persona con chi vorrà approfondire, perché gestire un rifugio significa anche fare delle scelte e “metterci la faccia”.

Premettiamo che il Rifugio, la cui apertura è prevista per giugno, richiede interventi di pulizia e riordino legati a cambio di gestione e per gli stessi motivi, al momento, non sono presenti scorte alimentari.
Proprio per queste ragioni sabato 6 aprile ci siamo recati nella struttura per iniziare finalmente i lavori, consapevoli che le condizioni meteo non fossero delle migliori.
La scelta più sensata prevedendo la neve presente al suolo è stata quella di percorrere il sentiero basso, della “Ranzola” e dotarci di attrezzatura di autosoccorso in valanga (pala, ARTVA e sonda). Sebbene carichi in circa due ore abbiamo raggiunto il rifugio, trovando un manto nevoso fradicio e pesante, che solo negli ultimi 250m di dislivello diventava consistente. All’arrivo una leggera pioviggine andava e veniva.


Cena frugale con l’intenzione di alzarci presto e far rendere la giornata. Alle 6 uno sguardo fuori dopo aver faticato ad aprire la porta verso l’esterno: ha nevicato incessantemente tutta la notte e la precipitazione è ancora copiosa. Si prende atto della situazione, è ancora buio e anche le ore successive, per scarsa visibilità non è possibile valutare le condizioni del percorso a scendere. Continuiamo con i nostri lavori, mentre manteniamo i contatti con amici e familiari che sanno dove ci troviamo. L’impianto fotovoltaico consente di ricaricare i telefoni , ci scaldiamo con la stufa a legna, manca l’acqua, ma si fa sciogliere la neve sulla stufa, anche per le pulizie. Teniamo d’occhio le finestre, finalmente una tregua permette di prendere visione delle condizioni: pendii carichi a monte dei canali che devono essere necessariamente attraversati sulla via del ritorno, manto nevoso copioso e pesante su terreno caldo, scarsa visibilità… siamo propensi a non muoverci.
Per un confronto, tramite un’amica, il primo colloquio informale con gli operatori del Soccorso Alpino di Coggiola che ci consigliano di rimanere in Rifugio ed attendere l’evolversi della situazione nel tardo pomeriggio.
Dopo un’ulteriore valutazione delle condizioni, in condivisione con il Soccorso alpino, abbiamo definito di non scendere, non mobilitare squadre per l’oggettivo rischio di slavine, nè voli di elicottero per scarsa visibilità.
Questa mattina, in condizioni di bel tempo, ma con persistenti condizioni di rischio, aggravato dall’innalzarsi delle temperature e irraggiamento solare , il Soccorso ha consigliato l’utilizzo dell’elicottero per l’evacuazione. Non abbiamo richiesto ovviamente emergenza sanitaria, pertanto siamo entrati in contatto con i Vigili del Fuoco, concordando il recupero con puntuale coordinamento e grande professionalità degli operatori che ringraziamo calorosamente.
Con l’intento di aver riportato fedelmente la vicenda e aver agito nel rispetto dell’incolumità di tutti, confermiamo la volontà e l’ impegno di gestire il Rifugio al meglio delle nostre possibilità.
Paolo e Mara

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