Sequestrati 3,2 chili di “cannabis light.

Si chiama “Green spring” l’ultima operazione condotta dai militari del Gruppo di Biella e che ha portato al sequestro di più di tre chili di “cannabis light”.

L’indagine

L’indagine, volta a prevenire e contrastare la vendita al pubblico di sostanze stupefacenti leggere, si è svolta nei mesi di febbraio e marzo. I militari si sono recati in 11 esercizi commerciali della Provincia di Biella: «Di questi – spiegano i finanziari del comando provinciale – la maggior parte sono “store” interamente dedicati alla vendita di prodotti a base di marijuana, altri, invece, sono rivendite di generi di monopolio». Nel corso delle ispezioni dei vari locali sono state individuate e sequestrate 1568 confezioni, di vario formato, contenenti infiorescenze, oli e resine di cannabis per un totale di circa 3,2 chili, nonché 65 strumenti per fumatori e 18 confezioni di semi. Il valore commerciale totale delle sostanze sequestrate è pari a oltre 15mila euro.

Denunce

L’operazione ha portato alla denuncia dei titolari dei vari esercizi commerciali, in tutto nove persone, ora accusate di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope.

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Business in crescita

«Il business della “cannabis light” – spiegano dalla caserma di via Addis Abeba – ha avuto negli ultimi anni una diffusione capillare, tanto che anche nel Biellese il commercio di prodotti derivanti dalla cannabis ha avuto grosso impulso. Questo mercato basa le sue fondamenta sulla legge che disciplina in maniera chiara ed univoca esclusivamente l’attività di produzione della canapa. La stessa legge, infatti non ha espressamente previsto la commercializzazione di prodotti derivanti dalla cannabis, quali infiorescenze, resine ed olii per uso umano, attraverso combustione o inalazione. In quest’ultimo contesto trova, invece, applicazione Testo unico della legge sugli stupefacenti che esclude categoricamente la cessione/vendita/detenzione di sostanze derivanti dalla cannabis contenenti Thc, anche se è giusto precisare che a riguardo la giurisprudenza è molto dibattuta, avendo – da ultimo – la Corte di Cassazione confermato la natura di sostanza stupefacente della cannabis sativa L».

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