Nella piccola Gifflenga il bar trattoria che funziona grazie alla comunità.

Una storia nata dieci anni fa, fatta di volontà di superare un momento difficile e di avere il desiderio di comunità. Perchè a Gifflenga, piccolo paese di frontiera con poco più di 100 abitanti, aprire un ristorante è una sfida. Se poi risulta vincente, grazie a mamma e figlia, non si può non raccontare.

La famiglia

Dopo essere rimasta disoccupata, Elisabetta Bianco, 56 anni, ha deciso di tentare: «Siamo partite io e un’amica ma abbiamo capito subito che da sole non ce la potevamo fare. Così ha iniziato a darci una mano la figlia della mia ex collega e la mia Jessica, che si stava laureando e faceva la babysitter». Che da cameriera si è trasformata, col tempo, in qualcosa di più». È lei, infatti, ad aprire il bar ogni mattina, a preparare i dolci e a curare la parte della comunicazione. Ma non solo. Mamma e figlia, che abitano nella vicina Mottalciata, si aiutano in un rapporto che il lavoro ha unito giorno dopo giorno: «E oggi siamo soddisfatte – spiegano – l’attività funziona, abbiamo i nostri clienti fissi e molti vengono anche da fuori grazie alla vicinanza con l’uscita autostradale. Tanto che saremo aperti, e pieni, a Natale e Capodanno». E poco importa se la domenica è giorno di chiusura: «Lavoriamo tanto in settimana…».

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La rana

Il simbolo del locale è una rana: «La nostra specialità – dicono – insieme ad altri prodotti del territorio e fatti in casa sulla base della stagione». E quando si chiude a metà agosto?: «So che il paese va in crisi – affermano sorridendo – perchè manca un punto di ritrovo». Sul futuro Jessica non si sbilancia: «Arrivare al mattino con il sorriso aiuta così come la volontà di andare avanti nonostante le difficoltà, in particolare sulle spese da sostenere. Se vuoi mettere su famiglia, però, questo lavoro non fa per te. Quando mia mamma andrà in pensione dovrò fare delle scelte».

Lorenzo Lucon