L’appello dei familiari: “Aiutateci a scoprire chi ha ucciso Stefano”.

Indagini

Dopo le indagini su un mitomane che si è costituito spiegando di essere lui l’autore del delitto di Stefano Leo, il biellese ucciso a Torino mentre si stava recando al lavoro a piedi al negozio K-Way di piazza Cln, gli investigatori dei carabinieri hanno rivolto la loro attenzione su altre piste: quella lavorativa e quella sentimentale. Sarebbe stata accandonata anche l’ipotesi di un folle che si è accanito sul primo passante che si è trovato davanti e che è stato ucciso con una violenta coltellata che ha reciso giugulare e corde vocali del biellese, morto in pochi secondi senza riuscire nemmeno piàù a chiedere aiuto.

Fatevi avanti

Nel frattempo, lungo le vie e i vicoli di Torino dove il giovane è stato assassinato, il compagno della mamma, Alberto Ferraris, ha distribuito seicento lettere agli abitanti di quella zona chiedendo aiuto, chiedendo a chi ha visto qualcosa di farsi avanti e di aiutare gli investigatori nelle indagini. «Sono Alberto – scrive – Sono il compagno della mamma di Stefano Leo, il ragazzo che è venuto a morire in un modo incomprensibile qui sotto casa vostra. Spero tanto di non importunarvi, ma ho veramente bisogno della vostra attenzione. Ho riflettuto molto su quanto è accaduto e sono sicuro di non sbagliare nel dire che non solo noi ma una intera comunità di persone per bene, non possa accettare passivamente che cose come questa accadano impunemente nelle nostre città. Ed per questo che vi scrivo queste righe».

Le lettere

Sono state distribuite tra le vie di Vanchiglia, nei palazzi alle spalle di piazza Vittorio e nella case a ridosso di Lungo Po Machiavelli, il viale pedonale che sabato 23 febbraio stava percorrendo Stefano Leo. Un viale che il giovane faceva tutti i giorni a piedi da quando era stato assunto. «Gli inquirenti – si legge ancora – sono arrivati alla conclusione che indipendentemente dal movente, che è tuttora oscuro (non escludono addirittura che ci sia stato uno scambio di persona), l’assassino si sia comportato in modo calcolato, probabilmente premeditato. Se si è comportato in modo calcolato, premeditato, deve aver fatto necessariamente una o più sopralluoghi del posto».

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Segnalate

Si sarebbe quindi preparato ad accoltellare il biellese, noto a tutti per la sua simpatia e per il suo pacifismo assoluto. «Credo che in questo momento delle indagini – prosegue – sia importantissimo dare qualche indicazione riguardo a comportamenti sospetti di qualcuno nelle due settimane prima del 23 febbraio. Sarebbe importante, perché per gli inquirenti è fondamentale concentrare le verifiche le analisi in certi momenti precisi. Prego con tutto il cuore che uno di voi, che vive proprio qui, abbia un sussulto, un ricordo una associazione di idee, una sensazione di anomalia e sia in grado di indicare un giorno sospetto, un momento specifico su cui indagare, facendo una semplice segnalazione al 112».

L’appello

Il compagno della mamma conclude la lettera fiducioso, appellandosi al cuore di torinesi. «Sento che la svolta alle indagini arriverà da una persona che con quelle energie formidabili che sono dentro ognuno di noi, nella nostra capacità di ricordare di osservare, di essere solidali darà l’imbeccata decisiva per far imboccare alle indagini la strada giusta. Grazie di cuore».

Palloncini rossi per lui

Intanto è stata confermata la marcia in ricordo di Stefano. «Siamo gli amici di Stefano e domenica 31 Marzo ci incontreremo per fare il percorso che Stefano ha compiuto la mattina del 23 Febbraio! Siamo ancora increduli, quello che é accaduto a Stefano non deve più succedere a nessuno». La famiglia, gli amici, i colleghi, le persone che volevano bene a Stefano Leo, 33 anni, di Biella, assassinato ai Murazzi, si ritroveranno domenica a partire dalle 11 lungo Po Machiavelli, dove è avvenuto il delitto. Tutti i partecipanti è stato chiesto che abbiano in mano un palloncino rosso «affinché – è stato scritto nell’annuncio che ha dato il la al tam tam su facebook e poi il passaparola – il ricordo di Stefano rimanga vivo!».

V.Ca.

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