PETTINENGO – Ci hanno provato anche Crosa e Lessona. Con sucesso. Ma ci stanno lavorando su anche altri vicini, Trivero, Valle Mosso, Mosso e Soprana, ad esempio. Quaregna e Cerreto sono ai blocchi di partenza. E chissà che anche la Valsessera non sia vicina a trovare la quadratura del cerchio. Fusioni, incorporazioni: la via dello sviluppo futuro delle piccole realtà comunali pare ormai segnata. Fortemente incentivata dalle politiche bazionali, la strada delle unioni – per fare massa critica e ottenere risorse altrimenti insperate – piave anche agli amministratori locali. Che sempre più tentano di realizzare progetti in questo senso.

Ma chi ce l’ha fatta, in fin dei conti, come se la passa? A sentire Ermanno Masserano, già sindaco di Pettinengo, diventato sindaco di Pettinengo e Selve Marcone dal primo gennaio 2017, la via dell’unione delle forze sembra esser stata una vera e propria panacea. Più risorse, più possibilità di offrire servizi, più libertà di azione. In paese l’aria che si respira è di soddisfazione pura.

Sindaco, allora, a un anno dall’unione dei due Comuni, come vanno le cose?

«Abbiamo avuto numerosi vantaggi dall’operazione di incorporazione. E non parlo solo di questioni economiche, ma anche di vero e proprio miglioramento della qualità della vita e dei servizi. Abbiamo operato per fasi: innanzitutto ci siamo concentrati sulle questioni su cui non si era mai pensato di intervenire. Andiamo dai buchi nelle strade a varie altre emergenze. Poi siamo passati alla fase di programmazione, iniziando a ragionare in termini di politiche per le scuole, per la famiglia, per i meno abbienti. Abbiamo istituito libri di testo gratis in prima media, agevolazioni per il micronido, scuolabus gratuiti. Tutte cose che in altre circostanze non avremmo mai pensato di poter fare».

Restano altre fasi da compiere?

«Come ultima cosa passeremo ad incentivare i trasferimenti in paese».

Insomma, opportunità importanti. Ma quanti soldi avete preso?

«Più di quelli previsti. Pensi che solo di contributi statali, cui poi va aggiunto il finanziamento regionale per 5 anni e l’una tantum, abbiamo ricevuto circa 230mila euro, contro i 190 previsti per il primo anno».

E questo cosa vi ha consentito di fare, concretamente?

«Selve ad esempio non aveva un piano regolatore cimiteriale: ora l’abbiamo quasi completato. Abbiamo sostituito le illuminazioni pubbliche con lampade a led; abbiamo  istituito l’apertura quotidiana degli uffici comunali; siamo passati alla raccolta rifiuti porta a porta. Non sarebbe stato possibile senza l’incorporazione».

Tutti puntano alle fusioni. Perché voi avete scelto l’incorporazione?

«Perché era un percorso più semplice. Avrebbe dato maggior continuità e non avrebbe portato al commissariamento. Per noi è stato un passaggio condiviso con tutta la popolazione. E la presenza del prosindaco di Selve, sempre invitato alle riunioni di giunta anche se non ha diritto di voto, resta un punto fondamentale. Per far capire che noi abbiamo massima cura di quella zona e teniamo molto a lavorare per il bene di tutti».

Veronica Balocco

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PETTINENGO – Ci hanno provato anche Crosa e Lessona. Con sucesso. Ma ci stanno lavorando su anche altri vicini, Trivero, Valle Mosso, Mosso e Soprana, ad esempio. Quaregna e Cerreto sono ai blocchi di partenza. E chissà che anche la Valsessera non sia vicina a trovare la quadratura del cerchio. Fusioni, incorporazioni: la via dello sviluppo futuro delle piccole realtà comunali pare ormai segnata. Fortemente incentivata dalle politiche bazionali, la strada delle unioni – per fare massa critica e ottenere risorse altrimenti insperate – piave anche agli amministratori locali. Che sempre più tentano di realizzare progetti in questo senso.

Ma chi ce l’ha fatta, in fin dei conti, come se la passa? A sentire Ermanno Masserano, già sindaco di Pettinengo, diventato sindaco di Pettinengo e Selve Marcone dal primo gennaio 2017, la via dell’unione delle forze sembra esser stata una vera e propria panacea. Più risorse, più possibilità di offrire servizi, più libertà di azione. In paese l’aria che si respira è di soddisfazione pura.

Sindaco, allora, a un anno dall’unione dei due Comuni, come vanno le cose?

«Abbiamo avuto numerosi vantaggi dall’operazione di incorporazione. E non parlo solo di questioni economiche, ma anche di vero e proprio miglioramento della qualità della vita e dei servizi. Abbiamo operato per fasi: innanzitutto ci siamo concentrati sulle questioni su cui non si era mai pensato di intervenire. Andiamo dai buchi nelle strade a varie altre emergenze. Poi siamo passati alla fase di programmazione, iniziando a ragionare in termini di politiche per le scuole, per la famiglia, per i meno abbienti. Abbiamo istituito libri di testo gratis in prima media, agevolazioni per il micronido, scuolabus gratuiti. Tutte cose che in altre circostanze non avremmo mai pensato di poter fare».

Restano altre fasi da compiere?

«Come ultima cosa passeremo ad incentivare i trasferimenti in paese».

Insomma, opportunità importanti. Ma quanti soldi avete preso?

«Più di quelli previsti. Pensi che solo di contributi statali, cui poi va aggiunto il finanziamento regionale per 5 anni e l’una tantum, abbiamo ricevuto circa 230mila euro, contro i 190 previsti per il primo anno».

E questo cosa vi ha consentito di fare, concretamente?

«Selve ad esempio non aveva un piano regolatore cimiteriale: ora l’abbiamo quasi completato. Abbiamo sostituito le illuminazioni pubbliche con lampade a led; abbiamo  istituito l’apertura quotidiana degli uffici comunali; siamo passati alla raccolta rifiuti porta a porta. Non sarebbe stato possibile senza l’incorporazione».

Tutti puntano alle fusioni. Perché voi avete scelto l’incorporazione?

«Perché era un percorso più semplice. Avrebbe dato maggior continuità e non avrebbe portato al commissariamento. Per noi è stato un passaggio condiviso con tutta la popolazione. E la presenza del prosindaco di Selve, sempre invitato alle riunioni di giunta anche se non ha diritto di voto, resta un punto fondamentale. Per far capire che noi abbiamo massima cura di quella zona e teniamo molto a lavorare per il bene di tutti».

Veronica Balocco