“L’altra macchina: un industriale biellese e l’affermazione della fotografia in Italia” è il titolo della mostra che viene inaugurata oggi alle 18,30 negli spazi della Fondazione Sella in riva al Cervo, mostra a cura dello storico della fotografia di Pierangelo Cavanna promossa nell’ambito di un articolato progetto di valorizzazione as risorsa comune dell’archivio storico Sella finanziato da Compagnia di San Paolo e da Fondazione Cassa di Risparmio di Biella.

Fratello di Quintino e padre di Vittorio: un protagonista

Vittorio Besso, ritratto di Giuseppe Venanzio Sella, 1873

Nel secolo dell’industrializzazione, la nascita e il progressivo consolidarsi della pratica fotografica costituiscono elementi centrali del più ampio processo di modernizzazione che ha segnato l’Europa e l’Italia nel corso del XIX secolo, trovando nel Biellese una delle più significative aree di sviluppo. Giuseppe Venanzio Sella – fratello di Quintino e padre di Vittorio, che seguì le sue orme – fu tra i maggiori protagonisti di quella stagione in cui la fotografia incominciò a diffondersi, forte delle competenze tecniche e chimiche che determinarono il successo della sua impresa. Nato a Sella di Mosso nel 1823, Sella fu industriale di respiro europeo, colto e aperto all’innovazione, fotografo e divulgatore della nuova tecnologia dell’immagine, al centro di una fitta rete di relazioni e conoscenze in ambito internazionale – Londra, Parigi e le nostre maggiori città. Fu autore del “Plico del fotografo”, il primo completo trattato della disciplina pubblicato in Italia (1856) e a breve tradotto in francese nell’Enciclopedia Roret, iniziativa che gli diede fama mondiale.

 

La mostra – visitata stamane in anteprima – illustra la sua opera in ambito fotografico che l’imprenditore dedicò alla fotografia e il contesto socio-culturale dell’affermazione della fotografia in Italia. Si articola in un percorso narrativo che culmina nella presentazione della preziosa selezione di originali fotografici tra i quali alcuni dei primi dagherrotipi di ritratto e di veduta, tre calotipi di W.H.F. Talbot – padre inglese della fotografia – e il corpus completo della produzione fotografica di Giuseppe Venanzio Sella: dai ritratti di famiglia alle prime vedute di Torino capitale d’Italia e quelle biellesi. Un pacchetto di una cinquantina scatti che viene conservato gelosamente in una scatola di legno ad hoc nella sala degli archivi con le opere del figlio Vittorio e l’imponente archivio Rossetti con 500mila scatti dal 1880 al 1980. «E’ una mostra dovuta – commenta il curatore Cavanna – per tante ragioni. La prima è quella risarcitoria in relazione alla primogenitura famigliare del rapporto con la fotografia, quindi molto prima del figlio Vittorio che, grandissimo fotografo che nell’immaginario collettivo è il Sella fotografo per eccellenza, è arrivato dopo. La seconda va messa in relazione per al valore tecnico del primo vero e riconosciuto manuale di fotografia che Giuseppe Venanzio ha realizzato nel 1856: 420 pagine di un ricercatore che sperimenta, prova e scrive in maniera sistematica, tant’è che tre mesi dopo viene tradotto in francese per un pubblico molto più avanti di quello italiano nella sperimentazione di quell’innovazione datata 1939. Lui, dunque, è una figura centrale nella storia della fotografia».

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L’esposizione nell’antico Lanificio Maurizio Sella

La sede espositiva si trova all’interno dell’antico Lanificio Maurizio Sella – complesso architettonico, oggi del gruppo Sella, che ospita da secoli attività produttive – le cui immagini scattate da Sella sono in mostra a suggello del legame tra sviluppo industriale e nascita della fotografia. Info: dall’11 ottobre al 2 febbraio 2020 alla Fondazione Sella, Biella via Corradino Sella, sabato e domenica (ore 10-19) o in altri giorni su appuntamento, ingresso 7 euro, fondazionesella@fondazionesella.org
Roberto Azzoni

 

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