“Faccio conoscere la Valle Cervo nel mondo”. Pietro Ostano racconta la sua esperienza tra foto, sentieri e tanti progetti per il futuro.

In Valle Cervo, la frase che domina ancora e che si sente dire spesso è “Chi vuoi che ci venga qui?”. «Anche per questo motivo ho deciso che era necessario fare qualcosa per cambiare. Ho iniziato a vedere le cose con altri occhi, innanzitutto venendo a vivere stabilmente in valle, a Quittengo, con la mia compagna. E ora, con altre persone, stiamo cercando di far capire le potenzialità di un territorio ricco di fascino e opportunità. A suon di idee e progetti». Pietro Ostano ha le idee chiare. Fotografo, interprete e guida, colleziona migliaia di fans sui social, grazie alle sue splendide immagini dedicate agli angoli più belli della Valle, e percorre centinaia di chilometri ogni anno tra i sentieri meno noti con l’obiettivo di farli rinascere e conoscere. Con lui una “squadra” di uomini e donne, tutti residenti tra Tollegno e Piedicavallo, con la passione per la montagna e il desiderio di aprire le porte a turisti, nuovi abitanti e generazioni di giovani “affamati” di benessere. La storia di “Riverman” (l’uomo del torrente, n.d.r.) è fatta di tenacia e voglia di dimostrare che la Valle Cervo ha molto da dire. E da raccontare. 32 anni, nato in Botswana da madre boera e padre italiano, ha trascorso i primi nove anni della sua vita in Africa dove è scoppiato l’amore per i viaggi e la natura.

Il ritorno

Pietro, cosa l’ha spinta a tornare in Valle Cervo?
«In realtà non l’ho mai abbandonata. Ritornavo in estate, per un mese, a trovare nonni e zii. La nostra è stata una famiglia “giramondo”, a cominciare da mio nonno che è stato negli Stati Uniti a lavorare e a mio padre che costruiva aeroporti. Alla fine tutti sono tornati qui. All’inizio è stato traumatico, ma ho portato avanti i miei studi, fino a raggiungere Biella per frequentare l’Iti e poi per la laurea in ingegneria».

E il desiderio di fare qualcosa per la Valle come è sbocciato?
«Mio padre mi ha sempre raccontato aneddoti sul territorio. A me piaceva ascoltarlo ma, ad essere sincero, non vedevo un futuro per me tra le montagne. Poi nel 2016 sono entrato nella Pro Loco che lui fondò a Campiglia. Mi sono scontrato con la realtà dei fatti, cioè il rapporto tra i consiglieri “anziani” e quelli giovani non era affatto semplice. Così ne sono uscito pensando di non aver bisogno di enti o istituzioni per fare delle cose con persone che apprezzano la Valle. E dato che a me interessa trascorrere del tempo in un bel posto in montagna e tenere pulito un luogo piuttosto che fare un Capodanno in discoteca, con tutto il rispetto, è scattata la volontà di aiutare il territorio. Come? Intanto utilizzando le fotografie e i testi che molti apprezzano sui social network. In particolare su Instagram, che tengo in lingua inglese, e che mi consente di far uscire ciò che abbiamo oltre i confini. C’è molto interesse nei nostri confronti, ma c’è la necessità di far capire alle istituzioni che abbiamo un patrimonio naturalistico non indifferente che deve essere valorizzato».

E il suo progetto è partito insieme ad altre persone, chi sono?
«Ci troviamo a parlare una volta al mese, siamo una dozzina di ragazzi e ragazze, con qualche “senior”. Abbiamo intrapreso dei gruppi di lavoro, ognuno si muove in base alle sue esperienze. Io, ad esempio, mi occupo della parte legata alla sentieristica mentre c’è chi cura gli aspetti culturali e musicali organizzando eventi o chi si sofferma su bandi, iniziative e modus operandi. È il caso di Enrico De Luca, responsabile di Viaggi e Miraggi, legato al turismo responsabile. Poi ci sono Alessandro Boggio Merlo, imprenditore e recente vincitore di un bando del Gal per la realizzazione di un albergo diffuso. Poi Maurizio Foti, liutaio, Marielle che offre il suo spazio Bric à Brac alla Balma, Jacopo Tricoli e Rossana Longo che gestiscono eventi musicali a Oriomosso, Aldina Trombini dalla Lilt e il giornalista Daniele Cabras che ha casa in alta Valle. Infine due filantropi come Viola Penna e Axel Jellyman, entrambi residenti a Oriomosso ma provenienti da molto lontano».

Niente associazioni

Nessuna associazione o Pro Loco quindi, tutto fatto in casa?
«Al momento non pestiamo i piedi a nessuno. Siamo attivi con una buona comunicazione e per dire “noi ci siamo”. Anche se non abbiamo cercato nessuno per i nostri progetti, non siamo stati nemmeno avvicinati».

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Esempi concreti delle vostre attività?
«Io e alcuni amici, nel 2017, ci occupammo di pulire un buon tratto all’Asmara. Poi ci stiamo vedendo come gruppo da soli quattro mesi. Vorremmo uscire, tra febbraio e aprile del 2019 con la pulizia di un altro tratto di sentiero nei pressi di Quittengo, tra Tomati e Albertazzi, sopra le cave di Rialmosso. E poi ci saranno altri eventi sulla falsariga dell’appuntamento di Capodanno, un’idea di Enrico che mi ha entusiasmato…».

Un viaggio a piedi tra le mulattiere di tre giorni, giusto?
«Sì, non è stato facile trovare strutture e persone disponibili ma questa è una delle opzioni per portare introiti in Valle. Così è nato il San Silvestro “alternativo”, con cenone presso il circolo ricreativo di Oriomosso. Organizzato da chi, come noi, ha deciso di vivere in montagna 365 giorni. E io farò da guida dopo aver completato, nel maggio scorso, il corso specifico a Torino e aver lavorato nei camp estivi in lingua inglese per adolescenti con la Riverman Adventures. Esperienze ampiamente ripagate».

C’è chi vi vede come una boccata d’ossigeno per la Valle Cervo, la pensa allo stesso modo?
«Più che altro lo spero, sono stanco delle scuse e della cappa delle istituzioni».

Nel frattempo insegna anche inglese a scuola?
«Sì, ho un corso a Città Studi che potrò rinnovare e con la certificazione che ho raggiunto l’anno scorso potrei insegnare ovunque. Ma sono semplicemente un privato cittadino con partita Iva che riesce a giostrare tre lavori».

La passione

Su Instagram è molto apprezzato per le sue foto, dove ha imparato a “scattare” così bene?
«Intanto mi piace sperimentare. Quando ho fatto delle fotografie all’Asmara Beach sono rimasto stupito dall’attenzione di persone fuori Biella che mi chiedevano dove fosse un posto così bello. La passione per la fotografia, invece, è nata dieci anni fa, quando mio padre comprò una D80 che però lasciava sempre a casa. Ho iniziato a utilizzarla e a costruirmi un mondo in cui mi rifugiavo fatto di immagini scattate sempre in Valle Cervo. Le foto sono importanti, certo, ma non voglio togliere valore al testo. Apprezzo ancora le persone che ancora leggono perchè tramite le parole si può comunicare molto…».

I suoi genitori, che vivono a Campiglia, cosa dicono della sua scelta di vita?
«Sono contenti perchè mi vedono soddisfatto nonostante le difficoltà. Anche se mio padre vorrebbe che andassi via per avere più possibilità, io non riuscirei, ad esempio, a stare in un’azienda statica. Ho sempre bisogno di scambiare idee e confrontarmi, prendo energia dalle persone con cui dialogo. Per cui non baratterei la situazione attuale con un lavoro d’ufficio».

E come sta la “sua” Valle Cervo?
«La situazione, tra segnale internet difficoltoso e strade pericolanti, non è delle migliori. Viverci è una scelta forte, anche da un punto di vista economico. Ma non sono per nulla pentito. Qui si hanno più cose da gestire e si ha il tempo per coltivare le proprie passioni. E in futuro vorrei avere degli animali e un orto».

Ai biellesi piace la Valle Cervo?
«L’immagine che hanno è di un posto mentalmente chiuso e ostile. Vero che non si può piacere a tutti ma io la consiglierei a chi apprezza un turismo sostenibile ricco di tanta storia e di una buona qualità della vita».

Il futuro

E il suo futuro come se lo immagina?
«Sono iperattivo, non so cosa voglio ma so cosa non voglio. Posso dire cosa mi aspetto per il futuro della Valle, cioè che le generazioni che verranno possano essere più innamorate del territorio e che abbiano voglia di conoscere il prossimo. Inoltre, se tutte le persone che si ritengono “innamorati del Biellese” postassero sui social contenuti legati a dove vivono, l’impatto non sarebbe indifferente anche sotto l’aspetto emotivo. Io sono proprio arrivato a quello».

E se dovesse consigliare tre posti da visitare assolutamente in Valle Cervo?
«Vediamo…la valle Irogna, perchè è la più selvaggia in assoluto. Poi la zona della Gragliasca, sopra Rosazza, dove è in cantiere la sistemazione di un sentiero. Infine seguendo il rio Males, da Rialmosso fino ad arrivare a Tomati. Lì si può trovare un panorama mozzafiato».

Lorenzo Lucon