“E’ il capo della ‘indrina”: chiesti 14 anni per Raso.

“E’ lui il boss”

Per il Pubblico ministero dell’Antimafia che ha esposto i fatti nel corso di una lunga e dettagliata requisitoria, è lui il capo della “locale di Santhià”, il boss indiscusso della ‘ndrina che operava nelle province di Biella, Vercelli e Novara. E’ a lui che avrebbero fatto riferimento i componenti della cosca che aveva allungato i suoi tentacoli anche nel Biellese dove – stando agli inquirenti – ogni settimana arrivava un fiume di droga e vari commercianti erano stati taglieggiati, spaventati a morte, picchiati, costretti a pagare per ottenere protezione. Alla fine, il sostituto procuratore Monica Abbatecola, ha chiesto per il principale imputato del processo, Antonio Raso, 76 anni, ben 14 anni tondi di reclusione.

Gli altri imputati

Per gli altri due imputati che avevano chiesto e ottenuto di essere processati a Biella, il Pubblico ministero, Paolo Toso, anche lui dell’Antimafia di Torino, ha chiesto condanne meno pesanti. A nove anni e mezzo di reclusione per Angelo Di Corrado, 44 anni, per l’anagrafe residente in provincia di Venezia, spesso e volentieri nel Biellese, un vero commercialista e consulente del lavoro. Nove anni infine per Suvad Operta, 39 anni, nato a Vares (Bosnia Erzegovina), detenuto, uno dei presunti “bracci operativi” che in un primo momento era sfuggito alla cattura nell’operazione di polizia denominata “Alto Piemonte”.

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