Creava finti profili Facebook per perseguitare la ex: condannato.

Vita distrutta

Quando lei ha troncato la relazione, lui è letteralmente impazzito. Ha addirittura creato una miriade di falsi profili Facebook sui quali ha caricato insulti irripetibili, tanto erano pesanti, nei confronti di quella donna biellese, di qualche anno più matura, che non ha più voluto saperne di quell’uomo che in pochi mesi l’ha fatta finire in terapia, le ha distrutto letteralmente la vita.

La sentenza

L’avvocato Francesco Alosi, rappresentava la signora vittima dello stalking

Ha ritenuto veritiere le accuse, ieri mattina, anche il giudice dell’udienza preliminare, Arianna Pisano, che ha condannato l’imputato, Ivan S., 46 anni, di Villa Cortese (Milano), sotto processo per stalking e diffamazione, a otto mesi di reclusione con la condizionale.
L’imputato – difeso dall’avvocato Ivana Mombelli di Varese, che ha beneficiato dello sconto di pena previsto dal rito abbreviato – è stato inoltre condannato a risarcire i danni alla donna (rappresentata dall’avvocato Francesco Alosi) con una somma complessiva di seimila euro oltre a quasi duemila euro di spese di costituzione di parte civile.

I fatti e le indagini

Il luogotenente Tindaro Gullo (sinistra) e il maresciallo Carlo Pavesi premiati di recente

I fatti si sono protratti dal 1° giugno di due anni fa sino al mese di marzo dell’anno scorso quando, finalmente, la signora biellese, ormai distrutta psicologicamente da quell’incredibile bombardamento di insulti e di minacce, si era decisa a rivolgersi prima a un medico e poi ai carabinieri.
Le indagini sono state condotte come al solito in tempi strettissimi, dai carabinieri della sezione di Polizia giudiziaria che lavorano in Procura, con il comandante, luogotenente Tindaro Gullo, in prima linea, coadiuvato come sempre dal maresciallo Carlo Pavesi: un pool di specialisti che nel corso degli anni ha risolto innumerevoli casi di reati relativi alla sfera sessuale, dallo stalking ai maltrattamenti in famiglia passando dagli atti sessuali su minori.

Leggi anche:  Bottigliata in testa a un uomo, caccia all'aggressore

Vita d’inferno

Nel volgere di poche ore, grazie anche all’indirizzo “Ip” corrispondente, i tanti profili Facebook carichi di insulti, erano stati ricondotti all’imputato. Erano stati inoltre sentiti come testimoni alcuni amici della donna a cui l’imputato aveva inviato per messaggio sia insulti nei confronti della ex sia alcune fotografie che la ritraevano con addosso della biancheria intima oppure nuda.
In quei mesi terribili, la signora era stata letteralmente tempestata e sommersa di messaggi via cellulare, via Messenger , via chat di Facebook, con tanto di 50-60 contatti a tutte le ore del giorno e della notte. Addirittura sarebbero state create delle chat dove altri uomini potevano vedere foto o filmati intimi della donna.

Un mese per le motivazioni

Per la Procura – con le indagini che erano state coordinate dal Sostituto procuratore Mariaserena Iozzo – tali condotte reiterate nel tempo, con minacce, molestie, diffamazioni e offese continue da parte dell’imputato, avevano cagionato nella donna un «persistente e grave stato di ansia e il fondato timore per la propria incolumità», così come dei suoi familiari.
Il giudice ha indicato in un mese il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza in cancelleria.
V.Ca.

TORNA ALLA HOME PER LEGGERE LE ALTRE NOTIZIE

CLICCA SULLA PAGINA FACEBOOK DI ECO