Un caso paradossale

Processo a Biella: Imputato deceduto ma la Procura chiede il rinvio a giudizio

Un presunto caso di usura, con l'imputato deceduto cinque giorni prima della richiesta del pm per il rinvio a giudizio.

Processo a Biella: Imputato deceduto ma la Procura chiede il rinvio a giudizio

Un processo per usura che non ha mai avuto ragione di esistere. È questa la situazione emersa ieri in tribunale a Biella, dove un prestito di 2.000 euro, con interessi considerati usurari, ha portato M.P., un biellese di 53 anni assistito dall’avvocato Francesco Alosi, sotto l’attenzione degli inquirenti. Tuttavia, quando il pubblico ministero ha richiesto il rinvio a giudizio, l’imputato era già deceduto da cinque giorni. Questa informazione, rivelata solo durante l’udienza preliminare, ha condotto il giudice a chiudere il caso con una sentenza di non luogo a procedere.

Il prestito contestato

I fatti risalgono a settembre 2021, quando M.P. avrebbe consegnato 2.000 euro in contante a un imprenditore biellese in difficoltà economica, imponendo condizioni ritenute usurarie. L’imprenditore ha firmato una cambiale da 2.400 euro, con scadenza a ottobre 2021, che già includeva 400 euro di interessi. A questa si aggiungeva una seconda cambiale da 3.000 euro, con scadenza a dicembre, utilizzata come ulteriore garanzia, su cui maturavano interessi mensili di 400 euro. Non riuscendo a far fronte agli interessi, l’imprenditore ha successivamente informato le autorità.

La richiesta del pm e il colpo di scena

Il pubblico ministero ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio il 23 ottobre 2025. Solo dopo è emerso un fatto sorprendente: M.P. era già deceduto cinque giorni prima di tale richiesta. Questo elemento ha trasformato il caso in una situazione paradossale, con un’azione penale avviata nonostante l’imputato non fosse più in vita.

La scoperta in udienza e la chiusura del caso

Ieri, durante l’udienza preliminare, la difesa ha presentato un certificato anagrafico attestante il decesso di M.P., avvenuto il 18 ottobre all’ospedale di Ponderano. Di fronte a questa evidenza, accusa e difesa hanno concordato sulla necessità di chiudere il procedimento. Il giudice ha accolto la richiesta, sottolineando che la morte dell’imputato comportava l’estinzione del reato. È stata quindi emessa una sentenza di non luogo a procedere.