Il caso giudiziario

Vigliano: condanna a 10 anni per rapina e tentato omicidio

Un giovane ucraino accoltellò un'anziana sarta per 60 euro. Sui social si diffonde l'odio razziale nei suoi confronti.

Vigliano: condanna a 10 anni per rapina e tentato omicidio

La settimana scorsa è stata emessa la sentenza per il caso di aggressione ai danni di una sarta 87enne, avvenuta nel marzo dello scorso anno. V.P., un ventunenne ucraino assistito dall’avvocato Domenico Duso, è stato riconosciuto colpevole di rapina e tentato omicidio, ricevendo una pena di 10 anni di reclusione.

La dinamica della rapina

Secondo le ricostruzioni fornite in aula, l’imputato si era recato presso l’abitazione della donna, che già conosceva. Dopo averle chiesto del denaro e ricevuto un rifiuto, tra i due sarebbe scoppiato un diverbio che ha rapidamente degenerato in violenza. In seguito, V.P. ha aggredito l’anziana, facendola cadere a terra e colpendola con un coltello al collo e al torace, per poi appropriarsi di circa 60 euro e fuggire. I carabinieri lo hanno rintracciato in breve tempo e il giovane ha confessato il crimine agli investigatori.

La donna ferita e in stato di shock

La sarta è stata soccorsa in stato di shock e trasportata in ospedale, inizialmente con una prognosi di dieci giorni, successivamente estesa a quaranta, considerando le sue condizioni psicofisiche. Una perizia medica, richiesta dalla difesa, ha comunque messo in evidenza che le lesioni riportate erano superficiali e non tali da risultare potenzialmente letali.

Possibile appello per derubricare il tentato omicidio

Attualmente, la strategia difensiva dell’avvocato Domenico Duso si concentra sulla possibilità di presentare un appello, in particolare per contestare l’accusa di tentato omicidio, che il legale vorrebbe far derubricare a lesioni personali.

Impazza l’odio razziale

Il legale ha anche denunciato alcuni commenti apparsi sui social media in seguito alla condanna, nei quali si auspicava che l’imputato fosse rimandato in Ucraina «affinché ci pensino i russi». Secondo Duso, tali espressioni costituiscono un odio razziale inaccettabile e potenzialmente rilevante anche sotto il profilo legale. Ha invitato i cosiddetti “leoni da tastiera” a mantenere un comportamento rispettoso e conforme alle norme.