BIELLA – Tra le tante facce di Oropa e della sua conca c’è anche – forse oggi un po’ dimenticata – quella di essere stata, circa un secolo fa, una delle prime stazioni sciistiche d’Italia, una meta rinomata tra i pionieri di questo sport che da poco aveva cominciato a diffondersi sulle Alpi. Lo ha ricordato la mostra “Neve. Sport invernali a Oropa. 1920-1960”, che chiuderà i battenti il prossimo 4 marzo, dopo 3 mesi di esposizione, accompagnata da eventi a tema.
 
L’esposizione ha preso spunto dai bozzetti, legati appunto al diffondersi degli sport invernali nella conca di Oropa, che Piero Bora – artista e grafico biellese – realizzò negli anni ’30 per giornali locali o per aziende di articoli sportivi. E poi ha allargato lo sguardo, facendo dialogare i pezzi del Fondo grafico Piero Bora con altre opere e altri linguaggi – la fotografia, la pittura, i filmati d’epoca, i documenti, gli oggetti – per raccontare un pezzo importante della storia locale.  
A narrarla sono nomi che hanno segnato il contesto storico-artistico e culturale dell’epoca: fotografi come Vittorio Sella, Franco Bogge, Antonio Tosso, Cesare Valerio, Pietro Minoli, Lino Cremon; artisti biellesi come Giuseppe Bozzalla, Piero Bora e Giancarlo Cori; e la “neve dipinta” nelle opere di Emilio Longoni, Lorenzo Delleani, Giuseppe Bozzalla, Silvio Allason, e Cesare Maggi, esposte nelle collezioni permanenti del Museo.
E ci sono i filmati d’epoca e le interviste, raccolte per l’occasione, ad alcuni dei protagonisti di quell’epoca. E poi gli oggetti: racchette da neve, pattini da ghiaccio, bastoncini, e tanti sci, dai primi esemplari in legno marchiati “Valle Oropa”, provenienti dalla collezione Claudio Lanza, ai modelli che hanno segnato l’evoluzione tecnica dello sport, messi a disposizione – tra i circa 1.800 della propria collezione – dalla Mostra dello Sci. 
Dietro al materiale esposto, c’è stato un capillare lavoro di ricerca negli archivi biellesi, a cui hanno partecipato in tanti: Apd Pietro Micca, Cai e Sci Club Biella, Fondazione Sella, Fondazione Piacenza, Santuario di Oropa, Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, Biblioteca Civica. 

Il risultato è la narrazione corale di un periodo particolarmente brillante per il territorio, in cui la conca di Oropa – già da secoli popolare destinazione religiosa e poi, da metà Ottocento, meta turistica alpina e centro idroterapico – accoglie all’inizio del Novecento i nascenti sport invernali e, dotandosi di pioneristici impianti di risalita e servizi di accoglienza, ne accompagna la crescita, fino al boom degli anni ’60.
Poi, nei decenni successivi, il lento declino: cambia lo sci, cambiano le mete, cambia il clima, la neve scarseggia. Ma Oropa Sport, quel grappolo di edifici dal sapore retrò, abbarbicati a quota 1900 metri, è viva, e pensa al rilancio.
Oggi, mutatis mutandis, sembrano ripresentarsi le condizioni perché il Biellese recuperi la sua perduta “identità alpina”: i progetti per la conca di Oropa e il restyling di Oropa Sport, le recenti iniziative del Cai per i trent’anni di Mountain Wilderness, che hanno riportato Biella al centro del dibattito sulla montagna, l’ipotesi di candidare il capoluogo a “Città alpina 2022”.  
E allora vale la pena di riscoprire quei cinquant’anni in cui Oropa, anticipando le esigenze di un nuovo tipo di turista, lo sciatore, ha saputo efficacemente interpretare lo “spirito dei tempi”. 
Simona Perolo

BIELLA – Tra le tante facce di Oropa e della sua conca c’è anche – forse oggi un po’ dimenticata – quella di essere stata, circa un secolo fa, una delle prime stazioni sciistiche d’Italia, una meta rinomata tra i pionieri di questo sport che da poco aveva cominciato a diffondersi sulle Alpi. Lo ha ricordato la mostra “Neve. Sport invernali a Oropa. 1920-1960”, che chiuderà i battenti il prossimo 4 marzo, dopo 3 mesi di esposizione, accompagnata da eventi a tema.
 
L’esposizione ha preso spunto dai bozzetti, legati appunto al diffondersi degli sport invernali nella conca di Oropa, che Piero Bora – artista e grafico biellese – realizzò negli anni ’30 per giornali locali o per aziende di articoli sportivi. E poi ha allargato lo sguardo, facendo dialogare i pezzi del Fondo grafico Piero Bora con altre opere e altri linguaggi – la fotografia, la pittura, i filmati d’epoca, i documenti, gli oggetti – per raccontare un pezzo importante della storia locale.  
A narrarla sono nomi che hanno segnato il contesto storico-artistico e culturale dell’epoca: fotografi come Vittorio Sella, Franco Bogge, Antonio Tosso, Cesare Valerio, Pietro Minoli, Lino Cremon; artisti biellesi come Giuseppe Bozzalla, Piero Bora e Giancarlo Cori; e la “neve dipinta” nelle opere di Emilio Longoni, Lorenzo Delleani, Giuseppe Bozzalla, Silvio Allason, e Cesare Maggi, esposte nelle collezioni permanenti del Museo.
E ci sono i filmati d’epoca e le interviste, raccolte per l’occasione, ad alcuni dei protagonisti di quell’epoca. E poi gli oggetti: racchette da neve, pattini da ghiaccio, bastoncini, e tanti sci, dai primi esemplari in legno marchiati “Valle Oropa”, provenienti dalla collezione Claudio Lanza, ai modelli che hanno segnato l’evoluzione tecnica dello sport, messi a disposizione – tra i circa 1.800 della propria collezione – dalla Mostra dello Sci. 
Dietro al materiale esposto, c’è stato un capillare lavoro di ricerca negli archivi biellesi, a cui hanno partecipato in tanti: Apd Pietro Micca, Cai e Sci Club Biella, Fondazione Sella, Fondazione Piacenza, Santuario di Oropa, Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, Biblioteca Civica. 

Il risultato è la narrazione corale di un periodo particolarmente brillante per il territorio, in cui la conca di Oropa – già da secoli popolare destinazione religiosa e poi, da metà Ottocento, meta turistica alpina e centro idroterapico – accoglie all’inizio del Novecento i nascenti sport invernali e, dotandosi di pioneristici impianti di risalita e servizi di accoglienza, ne accompagna la crescita, fino al boom degli anni ’60.
Poi, nei decenni successivi, il lento declino: cambia lo sci, cambiano le mete, cambia il clima, la neve scarseggia. Ma Oropa Sport, quel grappolo di edifici dal sapore retrò, abbarbicati a quota 1900 metri, è viva, e pensa al rilancio.
Oggi, mutatis mutandis, sembrano ripresentarsi le condizioni perché il Biellese recuperi la sua perduta “identità alpina”: i progetti per la conca di Oropa e il restyling di Oropa Sport, le recenti iniziative del Cai per i trent’anni di Mountain Wilderness, che hanno riportato Biella al centro del dibattito sulla montagna, l’ipotesi di candidare il capoluogo a “Città alpina 2022”.  
E allora vale la pena di riscoprire quei cinquant’anni in cui Oropa, anticipando le esigenze di un nuovo tipo di turista, lo sciatore, ha saputo efficacemente interpretare lo “spirito dei tempi”. 
Simona Perolo