Un export da 1,5 miliardi, 19.177 imprese, un Pil da 5,1 miliardi e un valore aggiunto pro capite di 25.440 euro: questi alcuni dati che sintetizzano il Biellese 2013. La fotografia, scattata da Unioncamere Piemonte e Camera Commercio Biella, è quella di un territorio dove, nel primo semestre dell’anno scorso, la crisi ha continuato a farsi sentire, riducendo tuttavia la sua presa nella seconda parte dell’anno.
Venerdì mattina, a Palazzo Gromo Losa, la presentazione di “Economia Biellese 2013” è stata l’occasione per fare il punto sullo stato  di salute del territorio.

«Nella seconda parte del 2013 – ha detto Andrea Fortolan, presidente di Camera Commercio Biella -, il ciclo economico si è rafforzato. Per la nostra provincia, il principale sostegno alla crescita economica continua a derivare dalle esportazioni. Dobbiamo muoverci in quella direzione, utilizzando l’internazionalizzazione per incrementare lo stimolo all’innovazione, fattore indispensabile per la creazione di valore aggiunto aziendale».

Ict. Tra le leve più importanti per favorire l’internazionalizzazione, sicuramente quella di un ricorso maggiore da parte delle imprese alle tecnologie digitali. Sotto questo profillo, l’appuntamento di ieri mattina ha così visto anche la ri-presentazione dei dati dello studio “Le infrastrutture digitali nel Biellese” curato da Uniontrasporti e Camera Commercio Biella, già diffuso qualche settimana fa,  nonché  l’intervento di Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale che ha sottolineato  lo stretto legame tra investimenti in tecnologie digitali, produttività, competitività e crescita: un’equazione che in Italia, dove il gap in investimenti Ict è di 25 miliardi rispetto alla media Ue, stenta a essere compresa.

Il territorio. Il Biellese 2013, nei dati presentati da Sarah Bovini (Unioncamere Piemonte) è un territorio dove le imprese giovanili (8,8%) e quelle straniere (5,4%) sono sotto la media italiana e piemontese e dove l’indice di vecchiaia è addirittura del 223,9 contro quello di 151,4 punti italiano. Non solo ma l’indice di dipendenza strutturale (popolazione inattiva ogni 100 individui attivi) è di 61,9 punti (oltre i 50 punti è già squilibrato). Un territorio vecchio quindi, dove la produzione si è complessivamente contratta su base tendenziale del -0,9% (trascinata in basso da “industrie metalmeccaniche” e “altre manifatture”) ma dove l’industria rivela un indice di propensione all’export (33,3 punti) e un grado di apertura al commercio estero (58,1) maggiori di quelli medi italiani (27,9 e 55): l’export è cresciuto complessivamente del +2,9%. Un dato che nello scenario previsionale al 2016 dovrebbe arrivare al + 5%. Parimenti in aumento è dato il valore aggiunto totale: dallo 0,6% attuale all’1,3% del 2016. Note dolenti continuano però ad essere registrate sul fronte occupazionale: il tasso di disoccupazione, oggi a 13,6%, è stimato in aumento di un punto al 2016.

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Tavolo. Davanti a questi dati, un “tavolo” con lo spirito del 1968 quando, nell’epoca immediatamente successiva all’alluvione che devastò il Biellese, le parti sociali del territorio seppero riprogettare e ricostruire il Biellese,  è stata la proposta formulata dal presidente di Fondazione Crb, Luigi Squillario, nel suo intervento di apertura dei lavori di  presentazione di “Economia Biellese”. “I dati ci dicono quanto sua difficile trovare vie d’uscita, soprattutto sul fronte occupazionale, per un territorio che è sempre più depauperato dei suoi elementi giovani – ha detto Squillario -. Sono però convinto che il Biellese possa ancora programmare un proprio credibile futuro. Occorre che le forze sociali tornino allo spirito del dopo alluvione del 1968, sforzandosi di trovare un punto di sintesi. Oggi, il Biellese ha una vasta rappresentanza politica e dalla Bce  di Mario Draghi è arrivata un’indicazione precisa anche per il sistema bancario nel senso di tornare a dare fiducia e credito ad imprese e famiglie. Anche politici e banchieri devono allora sedere a questo tavolo. Non possiamo più navigare a vista: crescite dello 0,2% rappresentano qualcosa di troppo precario per legare ad esse un progetto di futuro».

Industriali. L’invito di Squillario è stato  accolto positivamente  dal direttore Uib,  Pier Francesco Corcione. «Raccogliamo l’invito – ha detto Corcione -, facendoci già parte attiva con Fondazione Crb e Camera di Commercio di un progetto per implementare scelte e orientamenti per il territorio. All’ indicazione fondamentale di Mario Draghi al sistema bancario, vorrei aggiungere anche, come punto di forza del nostro lavoro, il fatto che al nuovo presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, abbiamo già indicato, durante la campagna elettorale, le priorità per il rilancio del territorio secondo il sistema industriale: Città Studi come polo di formazione tessile di eccellenza nazionale e l’adozione di infrastrutture come un treno veloce capace di collegarci con Milano e Torino in un’ora. ci  è parso di aver visto in Chiamparino sintonia e soprattutto la consapevolezza dell’urgenza di azione».

G.O.