Cala, nel 2017, il ricorso alla cassa integrazione. Il dato arriva dal Report della Uil. Buona notizia? Non del tutto: i sindacati invitano a leggere i dati con realismo ovvero alla luce della recente riforma degli ammortizzatori sociali che ne limita l’uso. La situazione, in particolare per Cgil Biella e Cisl Biella, rischia di creare, in un’ottica di breve periodo, un consistente rischio di uscita dal mercato del lavoro per quei lavoratori che, in precedenza, potevano essere invece gestiti con il ricorso alla “cassa”. Una situazione che finirebbe per danneggiare, peraltro, non solo i dipendenti, ma le stesse imprese per le quali l’accesso alla fruizione dell’ammortizzatore diventa più pesante.

Come evidenziano i dati del Servizio politiche attive e passive del lavoro della Uil Nazionale, nel 2017, in  Italia, sono state chieste 351.081.655 ore di cassa integrazione, con una diminuzione del 39,4% sull’anno  precedente. In Piemonte, in particolare, la richiesta è stata di 35.061.617, in discesa del 55,4% (-32,9% ordinaria, – 61,8% straordinaria, – 74,7% in deroga). Il Piemonte, si è collocato al secondo posto per numero di ore di cassa integrazione richieste, preceduto dalla  Lombardia.

 L’andamento delle ore nelle province piemontesi, nel confronto  tra 2017 e 2016, è stato il seguente: Vercelli -5,8%, Novara -21,8%, Asti – 25,2%, Biella -31,3%, Cuneo -38,7%, Alessandria -46,6%, Verbania -52%, Torino -64,2%. Torino, con 20.437.215 ore, è stata seconda provincia  più cassaintegrata d’Italia, dopo Roma.

 In Piemonte, la variazione percentuale della cassa integrazione per settori produttivi, nel confronto  tra 2017 e  del 2016, è stata seguente: Industria -56,9%, Edilizia -24,9%, Artigianato -77,8%, Commercio -46,5%, Settori vari -100%, per un totale di -55,4%.

Giovanni Orso

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Cala, nel 2017, il ricorso alla cassa integrazione. Il dato arriva dal Report della Uil. Buona notizia? Non del tutto: i sindacati invitano a leggere i dati con realismo ovvero alla luce della recente riforma degli ammortizzatori sociali che ne limita l’uso. La situazione, in particolare per Cgil Biella e Cisl Biella, rischia di creare, in un’ottica di breve periodo, un consistente rischio di uscita dal mercato del lavoro per quei lavoratori che, in precedenza, potevano essere invece gestiti con il ricorso alla “cassa”. Una situazione che finirebbe per danneggiare, peraltro, non solo i dipendenti, ma le stesse imprese per le quali l’accesso alla fruizione dell’ammortizzatore diventa più pesante.

Come evidenziano i dati del Servizio politiche attive e passive del lavoro della Uil Nazionale, nel 2017, in  Italia, sono state chieste 351.081.655 ore di cassa integrazione, con una diminuzione del 39,4% sull’anno  precedente. In Piemonte, in particolare, la richiesta è stata di 35.061.617, in discesa del 55,4% (-32,9% ordinaria, – 61,8% straordinaria, – 74,7% in deroga). Il Piemonte, si è collocato al secondo posto per numero di ore di cassa integrazione richieste, preceduto dalla  Lombardia.

 L’andamento delle ore nelle province piemontesi, nel confronto  tra 2017 e 2016, è stato il seguente: Vercelli -5,8%, Novara -21,8%, Asti – 25,2%, Biella -31,3%, Cuneo -38,7%, Alessandria -46,6%, Verbania -52%, Torino -64,2%. Torino, con 20.437.215 ore, è stata seconda provincia  più cassaintegrata d’Italia, dopo Roma.

 In Piemonte, la variazione percentuale della cassa integrazione per settori produttivi, nel confronto  tra 2017 e  del 2016, è stata seguente: Industria -56,9%, Edilizia -24,9%, Artigianato -77,8%, Commercio -46,5%, Settori vari -100%, per un totale di -55,4%.

Giovanni Orso