Slot e ludopatie e usura e ‘Ndrangheta. Sono i due fenomeni con cui hanno dovuto fare i conti, nel 2017, i giudici del Tar del Piemonte. In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario i giudici hanno sottolineato che c’è ancora tanto da fare affinché la «giustizia amministrativa possa dirsi un servizio generale assicurato a tutti i cittadini in condizioni di reale uguaglianza». Soprattutto per un «Tribunale che ha operato finora con soli sette magistrati, compresi i due presidenti di sezione».

Slot e ludopatie, anche 5 sentenze al giorno

La durata media dei ricorsi con rito accelerato è di 463 giorni e quella dei procedimenti ordinari è di 960. Il presidente Domenico Giordano ha parlato delle sentenze pronunciate sui ricorsi che «gli esercenti delle sale da gioco» contro le ordinanze dei Comuni. Queste sentenze hanno riguardato le decisioni comunali sulle fasce orarie di utilizzo di “slot machines e videolottery”. Ben cinque sentenze anche in un solo giorno che hanno respinto i ricorsi. La ragione?  Perché «è stata riconosciuta la legittimità dei provvedimenti adottati in momenti storici in cui una illimitata possibilità di accesso al gioco accrescerebbe il rischio di diffusione di fenomeni di dipendenza».

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Ludopatie: 1569 i pazienti in Piemonte

La crescita del gioco d’azzardo ha interessato tutto il Piemonte «con un significativo numero di persone (1.569 nella regione nel 2016) che sono state prese in carico dagli ambulatori». Erano stati 1.293 nel 2015. Bene hanno fatto i Comuni a «contrastare il rischio di dipendenza patologica», riducendo gli orari di apertura delle sale realizzando così «un ragionevole contemperamento degli interessi economici degli imprenditori del settore con l’interesse pubblico a prevenire la patologia». Per quanto riguarda invece la ‘ndrangheta, il Tar ha sottolineato che «nel 2017 sono stati proposti 16 ricorsi diretti contro i provvedimenti con i quali le Prefetture piemontesi hanno pronunciato interdittive antimafia nei confronti di operatori cui sono stati preclusi rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione». Per i giudici, «la risposta delle autorità di controllo è stata pronta» ed efficace. Ma «rimane il segnale preoccupante dell’intensificarsi del pericolo di interferenza e di infiltrazione mafiose nelle attività economiche».