Il Dossier Scuola di Eco di Biella dell’anno scolastico 2011-2012 premia Iis “Q. Sella”, istituto “Rubens Vaglio” e Liceo Scientifico “Avogadro”. E ben quattro studenti.
Si tratta di Cristian Martini, 18 anni, di Sandigliano, che frequenta la 4ª E del Liceo Scientifico Tecnologico dell’Iis “Q. Sella”; di Daniela Baccelli, 19 anni, di Trivero, alunna della 4ª B Geometri del “Rubens Vaglio”; e di Giulia Ruffino e Leila Davita Ramasco, entrambe studentesse della IV A2 al Liceo Scientifico “Avogadro”.I loro articoli, dedicati al tema “Biella: tre idee per il futuro”, sono stati selezionati dalla giuria interna di Eco, e proprio nel nostro giornale i quattro ragazzi avranno la possibilità di effettuare lo stage estivo.
Il Dossier Scuola di quest’anno ha visto la partecipazione di sette istituti: Liceo “G. e Q. Sella”, Istituto Alberghiero (sede di Cavaglià), Itc “Bona”, Istituto d’istruzione superiore del Cossatese e Valle Strona, Liceo Scientifico “Avogadro”, Iis “Q. Sella” e istituto “Rubens Vaglio”.
Lo scorso anno a vincere erano state Gaia Tonanzi, all’epoca studentessa di 4ª B all’istituto del Cossatese e Valle Strona, e Lara Miglietti, che frequentava il quinto anno dell’indirizzo turistico del “Bona”.

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#Lavoro: «Il tessile è il nostro orgoglio per la rinascita»

Negli anni passati il nostro territorio è stato uno dei più importanti centri tessili anche a livello internazionale: Biella era conosciuta da tutti. Oggi, però, questa fama sta scomparendo, eppure alla Pettinatura di Verrone è stata lavorata la lana utilizzata per confezionare l’abito di nozze del principe William d’Inghilterra, e anche la stoffa dell’“abito” del Papa è “made in Biella…”.Dovremmo, quindi, basarci proprio sul tessile, nostro orgoglio e stimolo, per “rinascere” e farci “riconoscere”. Di certo non è facile. Di sicuro dovremmo prendere esempio dai nostri antenati – nonni e bisnonni – che amavano le loro fabbriche, i loro dipendenti, e quello che ottenevano dal loro duro lavoro: perché una volta anche i capi lavoravano, lavoravano più di tutti per la loro azienda, cosa difficile da vedere oggi.Quindi, secondo me, bisognerebbe investire un po’ di soldi nelle vecchie fabbriche ormai chiuse e tornare a rivedere fumare i “camini”, soprattutto nel paese in cui ho abitato, Valle Mosso, pieno di capannoni inutilizzati. Solo con duro lavoro e dedizione si potrà far tornare Biella e tutta la provincia un importante centro economico grazie alle nostre belle lavorazioni tessili.

Daniela Baccelli

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# «Dobbiamo spiccare il volo da Cerrione»

Il Biellese, terra di industrie legate al settore tessile, si trova ora in un momento di crisi; sembra essersi verificato un piccolo Medioevo determinato sia dal diffondersi della delocalizzazione delle industrie sia dalla crisi globale di quest’ultimo periodo. Un modo per uscirne è guardare avanti e non tentare di ritornare sui vecchi passi.Il nostro territorio biellese è particolarmente vario nonostante non sia così ampio, e andrebbe valorizzato. Abbiamo una conformazione morfologica del territorio che va dall’alta montagna alla pianura, ci sono centri storicamente rilevanti e in grado di soddisfare tante esigenze, come Biella, Cossato o Vigliano; abbiamo un lago balneabile con le relative attività (Viverone), ma quanto vorrei “sponsorizzare” è l’aeroporto di Cerrione.L’aeroclub è presente dal 1927, mentre la scuola di volo dal 1931. Entrambi sono cresciuti fino a raggiungere l’attuale livello. Infatti l’Fto di Biella (Flight Training Organization, riconosciuto da Enac a livello europeo) è apprezzato dagli aviatori del nord Italia grazie ai suoi bassi costi, uniti ad un’efficienza ed operatività che ben si distinguono da altre scuole.Il problema è che, invece, nel Biellese è poco conosciuto dalla popolazione e scarsamente sfruttato. Un aeroporto è una risorsa importante che andrebbe sviluppata e mantenuta perché, favorendolo, si garantirebbe un accrescimento all’intero territorio circostante, attività manifatturiere comprese.

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Cristian Martini

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#Lavoro: «Occorre promuovere la cultura del fare»

In una città fortemente caratterizzata dal tessile, le recenti trasformazioni del lavoro hanno procurato ripercussioni negative: per i giovani vi sono difficoltà d’inserimento nell’industria locale e per le famiglie emergono problemi economici di fronte a prolungati periodi di disoccupazione. Il disorientamento sulle strade da intraprendere è generale.Forse il problema sta lì. I giovani sono oggi molto più a contatto con l’esperienza universitaria di ex-liceali e poco con le opportunità lavorative della propria città. Occorre favorire l’incontro tra gli studenti e gli imprenditori biellesi, dai più giovani ai più esperti. “Start-up” è una parola magica, difficile da tradurre: si parla di “avvio”, di “messa in moto”, di “partire a fare impresa”: questo è lo spirito che i biellesi dovrebbero recuperare e che si dovrebbe insegnare ai giovani.La cultura del fare è soffocata da quella del “posto fisso” e dall’idea che l’Università sia una tappa obbligata in attesa di capire che fare della propria vita. Le esperienze in altre città o all’estero sono sempre da incoraggiare, ma prima di scappare per sempre da Biella sarebbe doveroso ascoltare che cosa può offrire davvero.

Leila Davita Ramasco

Giulia Ruffino